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Economia

Divieti, lotta al contante, sorveglianza: la Cina ci spiega in cosa l’Italia potrebbe assomigliarle, domani

La Cina si dimostra piuttosto spregiudicata nell’utilizzare il suo notevole potere tecnologico per controllare i suoi cittadini. Stanno per partire alcuni colossali progetti volti ad approfondire questo controllo sino a livelli che non possono non suscitare perplessità.

La questione di tutti i dati che ognuno di noi genera, di dove sono conservati e chi può utilizzarli e chi no, per la verità riguarda tutto il mondo. Tuttavia in Cina la questione si pone in termini qualitativamente e quantitativamente diversi. Vediamo perchè.

Parliamo di un concetto rivoluzionario quanto potenzialmente inquietante. Si chiama credito sociale. La Cina ci lavora alacremente da anni e lo scorso anno è partito davvero. E’ un punteggio che, come in una puntata di Black Mirror ogni cittadino si porta sulla testa. Aziende e soprattutto lo stato (ovviamante) possono farlo crescere o diminuire in base a quanto il soggetto riga dritto. Più e basso e più si riducono le opportunità di vita e lavoro. Dunque non parliamo di sofisticati sistemi di sorveglianza biometrica (campo nel quale non sorprende di trovare il paese del dragone al primo posto) ma di un sistema molto più pervasivo ed insinuante.

In quale scuola puoi mandare i tuoi figli? A quali sevizi puoi accedere? Quali contesi possono accoglierti? Lo stabilisce il tuo punteggio e se sali o se scendi vantaggi e svantaggi sono pesanti.

La pagella che di dice che posto occupi nella società

E’ una sorta di green pass che oltre a censire la tua volontà di vaccinarti, incorpora dati su ogni tua azione e decisione e li sintetizza in un numero, che poi ti pone in una classifica sociale piuttosto sinistra.

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Il giornalista Liu Hu che scrive di corruzione governativa è stato perciò inserito in una black list. Non ha commesso formalmente nessun reato e non gli è stato contestato nulla, ma se prova a chiedere un prestito o a prendere taluni mezzi di trasporto, ecco che il sistema rifiuta il suo nome.

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Vari analisti stanno sottolineando che non abbiamo adeguati strumenti per monitorare se ed in che misura incroci incestuosi di big data possano portare a qualcosa di simile anche da noi.

Salvatore DiMaggio

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