La ripresa c’è davvero e le aziende cercano un milione e mezzo di lavoratori. Di preciso mezzo milione nell’industria ed un milione nei servizi.
E’ il Sole 24 Ore a rendere note queste cifre impressionanti. Le associazioni di categoria forniscono dati inequivocabili. Vediamo chi sono i più introvabili. I fabbri ferrai, fonditori, saldatori, montatori di ambito metallico: per queste professionalità addirittura siamo tra il 60 ed il 70%. Davvero difficile per le aziende reperirli. Sono i più ricercati e quelli con più posizioni scoperte. Gli artigiani e gli operai di tessile ed abbigliamento si piazzano grosso modo sulle stesse percentuali. Gli ingegneri sono, come al solito assi richiesti. Questa non è una novità ed è noto che questa laurea è sempre molto apprezzata in tutti i contesti.
Tuttavia i tecnici informatici e gli addetti alla distribuzione sono anche più ricercati. Ma guai a dire che gli italiani non abbiano voglia di lavorare, questo luogo comune non ha senso. Le associazioni padronali e quelle che tutelano i lavoratori semplicemente non riescono ad incontrarsi. Vediamo perchè. Le imprese lamentano candidati senza esperienza o che ne hanno pochissima. I lavoratori lamentano compensi troppo bassi. Qui c’è probabilmente uno dei nodi (certo non l’unico) della paradossale situazione del lavoro in Italia. Lavoratori pagati poco e che non riescono a fare quei due tre anni di lavoro necessari ad essere realmente formati anche in pratica. Sostanzialmente le varie vie elaborate dai vari governi per garantire formazione e paghe adeguate ai lavoratori hanno fatto cilecca.
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Inutile dire che la maggior parte delle richieste di personale sono al nord, poi, centro ed in ultimo il sud.
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Un paradosso fortissimo quello della ripresa post covid. Tanti disoccupati e tante posizioni scoperte. Al netto delle polemiche politiche a soli fini elettorali è evidente che si dovrà trovare una via per questo.
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