Una parola di troppo in chat, ma è la chat aziendale… Vediamo cosa si rischia.
Le chat aziendali sono strumenti sempre più usati per tenere connessi i lavoratori tra loro e per coordinarsi meglio sui compiti da svolgere in team. La maggior parte delle aziende utilizza piattaforme apposite più professionali ed organizzate. Le aziende più piccole si affidano ai gruppi di WhatsApp oppure canali di telegram. Ma al di là della scelta resta il fatto che questi strumenti siano sempre più usati e sempre più utili. Ma come sempre capita nelle interazioni umane alle volte qualcosa va storto. Si può non essere d’accordo ci può essere un albergo, oppure può capitare di sparlare del capo ho dei colleghi. Ma questo fino a che punto è lecito? E l’azienda può combinare il licenziamento per casi del genere? Ovviamente più vengono utilizzate le chat Aziendali e più casi del genere si moltiplicano di conseguenza importante capire fino a che punto ci si può spingere.
Su questi casi intervenuta oggi la Corte di Cassazione che pone dei limiti alle possibilità di licenziare il dipendente che abbia usato in modo improprio lasciata aziendale. Vediamo che cosa è successo. Nel caso specifico esaminato dalla Cassazione un dipendente aveva parlato del Capo e di alcuni colleghi. L’azienda volevo usare questo pretesto per licenziarlo ma la Corte di Cassazione ha detto no. Solo laddove vi sia un chiaro atto denigratorio nei confronti di qualcuno un utilizzo del genere della chat può avere un rilievo legale.
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Al contrario finché si è nell’alveo della libera espressione del pensiero non si può essere in alcun modo sanzionati per qualcosa che è protetto costituzionalmente. So non toglie che l’utilizzo della chat vada fatto comunque con attenzione e con rispetto.
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Anche se molte chat aziendali utilizzano un approccio molto colloquiale ed informale ciò non toglie che restano strumenti di lavoro e come tale va bene utilizzata.
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