Viviamo in un’epoca assai strana. Ci sono tante emergenze sull’agenda economica internazionale, ma le borse non ne risentono.
Gli investitori seguono con preoccupazione l’evoluzione dell’inflazione: è sempre più forte e le banche centrali non stanno facendo nulla per arginarla. L’investitore segue anche il tracollo del mercato automobilistico europeo. Segue la crisi della supply chain e quella dei microchip. Adesso è arrivata la quarta ondata che rischia seriamente di mettere in lockdown mezza Europa. Eppure le borse salgono sempre, rassicurate dai tassi a zero delle banche centrali. Di conseguenza abbiamo la situazione paradossale di un’economia reale che rallenta sotto il peso dell’inflazione e che teme un ritorno del Covid, ma allo stesso tempo abbiamo borse che stabiliscono continuamente nuovi record. Un elemento di perturbazione è stato il tonfo di oltre il 10% di tante criptovalute negli ultimissimi giorni.
Ma si sa che le criptovalute sono un comparto assai particolare ed è difficile fare raffronti con l’azionario o l’obbligazionario. Di conseguenza ad un’economia reale che rischia di rallentare a causa l’inflazione e del Covid si contrappone una finanza sempre più tonica. Ovviamente il filtro tra la realtà e la borsa sono proprio le banche centrali. Ma il problema è proprio questo: l’investitore ormai finisce per credere ciecamente nell’azionario semplicemente perché garantito dalle banche centrali senza porsi più domande sulla realtà dell’economia e su dove stia andando. Un investitore acritico che legge tutto, poi butta i giornale nel cestino e continua ad investire nell’azionario, saldo nella fede verso le banche centrali.
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Molte voci autorevoli si stanno levando contro questo comportamento delle banche centrali. Ma restano completamente inascoltate.
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Ma questo crea un ottimismo di plastica che disorienta tanti investitori ai quali viene chiesto semplicemente di non porsi domande e di credere che l’azionario e le crypto cresceranno per sempre.
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