Pensioni: vediamo che succede agli scatti aspettativa di vita col Covid

La legge 78 del 2010 ha istituito gli scatti delle aspettative di vita.

La materia è stata poi modificata dalla manovra del 2018. La vita media tende ad aumentare e di conseguenza è stato istituito un meccanismo che consente ai requisiti di età necessari per la pensione di vecchiaia di essere adeguati proporzionalmente. In sostanza gli scatti delle aspettative di vita si operano facendo una media della vita media registrata in un biennio rispetto all’aspettativa di vita media del biennio precedente. Quindi questo va a modificare i requisiti pensionistici. In pratica se la vita media aumenta, il requisito di età per andare in pensione di vecchiaia aumenta di conseguenza. Ma c’è un tetto: non può aumentare di più di 3 mesi per ogni biennio. È stato posto in essere il decreto ministeriale che va a coprire gli anni 2023 e 2024. Sostanzialmente questo decreto prevede non ci sia una variazione rispetto all’età pensionabile precedente. Il covid ha a quanto pare, impedito l’aumento della vita media.

Il Covid ha cambiato le cose

La pandemia quindi ha momentaneamente stroncato quella naturale tendenza della vita ad aumentare. Cosa significa questo in concreto? Significa che per i prossimi tre anni la pensione di vecchiaia scatterà sempre ai consueti 67 anni. Dal 2025 invece dovrebbe ricominciare a salire. Ma il discorso relativo al 2025 è semplicemente una stima ed una proiezione. Ma il tema più delicato relativamente alle pensioni resta il ritorno della Fornero. Il Governo Draghi non fa mistero di volervi ritornare, ma sindacati e varie forze politiche fanno le barricate. A quanto pare ci potrebbero essere delle vie d’uscita anticipate a 63 anni, ma con una pensione ridotta. Proprio a proposito di pensione di vecchiaia, il Presidente INPS Tridico ha proposto un sistema misto che forse potrebbe accontentare tutti.

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Nei link vi raccontiamo le proposte sul tavolo.

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Per i sindacati un ritorno alla Fornero sarebbe una macelleria sociale.