Abrogazione del Reddito di Cittadinanza, cosa succede e quali alternative ti rimangono

Il Reddito di Cittadinanza viene percepito da 3 milioni di persone, di cui 1,2 milioni sono famiglie. Ancora una volta, i politici tornano a discutere del suo futuro.

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Fonte: Pixabay

La misura di sostegno economico è stata approvata nel 2019 dal governo Conte per sostenere le fasce più povere della popolazione ed è attiva dal 6 marzo dello stesso anno. E’ rivolto ai cittadini italiani, europei o di Paesi Terzi – a patto che siano in possesso di un permesso di soggiorno valido e siano residenti in Italia da almeno 10 anni. Per ottenere il Reddito di Cittadinanza è necessario avere un ISEE inferiore a 9.360 euro, un patrimonio immobiliare – casa di abitazione esclusa – non superiore a 30.000 euro e un patrimonio mobiliare non superiore ai 6.000 euro.

E’ erogato per un massimo di 18 mesi, che sono rinnovabili previa presentazione di una nuova domanda. Il Reddito di Cittadinanza non è solo una misura di contrasto alla povertà ma è stato pensato anche per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro ed per aumentare l’inclusione sociale. Tuttavia, il RdC non ha centrato gli obiettivi per cui è stato creato: per quanto riguarda l’attivazione del mercato del lavoro, è stato un fallimento mentre è riuscito solo in parte a contrastare la povertà.

Cosa fare per non perdere il Reddito di Cittadinanza?

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Già a fine novembre del 2020, Di Maio aveva scritto, in un’intervento inviato a “Il Foglio”, della “necessità di affinare lo strumento del reddito di cittadinanza, motivando i percettori a svolgere lavori socialmente utili”. In realtà, molti esperti avevano già individuato le criticità della misura quando era ancora in fase di approvazione, sopratutto perché manca ancora una riforma che definisca il rapporto tra regioni, comuni, centri per l’impiego e Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL).

Fino all’anno scorso, perdeva il diritto al RdC il soggetto che “non accetta almeno una di tre offerte di lavoro congrue oppure, in caso di rinnovo, non accetta la prima offerta di lavoro congrua”. La Legge di Bilancio del 2022 ha, però, stabilito regole più stringenti per quanto riguarda la decadenza del beneficio economico. Anzitutto, la ricerca del lavoro da parte dei beneficiari deve essere “verificata presso il centro per l’impiego in presenza, con una frequenza almeno mensile”. Inoltre, dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro, subirà una riduzione – seppur esigua – di 5 euro al mese. Al rifiuto della seconda offerta – e non più della terza, il beneficio decadrà.