Fisco in arrivo. E questa volta avrà la mano pesante

Questa volta l’Agenzia delle Entrate sembra fare sul serio: nel mirino, in particolare, i professionisti con partite Iva. E le sanzioni rischiano di essere salatissime. 

(Pixabay)

L’Agenzia delle Entrate ha avviato una serie di controlli per contrastare l’evasione fiscale. Nel mirino dei funzionari ci saranno imprese, aziende, professionisti con partita Iva e le relative anomalie che verranno fuori da algoritmi e calcoli dell’ente. In termini numerici, i controlli dovrebbero essere non meno di 100 mila. Questo in virtù del tasso numero di evasione che vede l’Italia perdere ogni anno circa 10,3 miliardi di euro a secondo delle ultime stime di Fisco.

 

I controlli del Fisco per recuperare le somme

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Il Pnrr prevede maggiori controlli digitali e per questo prevede somme da recuperare molto elevate. L’obiettivo è di cercare di stanare 2,45 miliardi di euro con l’invio di 2,6 milioni di lettere di “compliance”. Si tratta di una somma molta alta. Per questo motivo, l’Agenzia andrà avanti e si avvierà al controllo dei dati comunicati nelle istanze arrivate in materia di accertamento sulle dichiarazioni. Eseguendo altre verifiche fondate su dati fiscali delle fatture elettroniche e dei relativi. Ma allo stesso tempo, anche i dati di liquidazione periodica dell’Iva e anche i dati delle dichiarazioni effettuate.
Scopo del Fisco, del Ministero dell’Interno e dell’Economia è anche quello di prevenire infiltrazioni criminali. Su questo l’Agenzia delle Entrate collabora con la Guardia di Finanza, comunicando informazioni, atti e documenti. Verificati i dati, si procede a controllare se i dati coincidono e se le somme spettano al contribuente. Se le somme non coincidono, l’Agenzia delle Entrate avvia le attività di approfondimento. E le sanzioni sono anche elevate: 100 per cento quando si tratta della minima, e 200 per cento per la massima.

Le pene previste in caso di trasgressione

Il legislatore ha previsto le pene in caso di trasgressione: il titolo di reato identificato è “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, con pene da sei mesi e tre anni.
Se l’importo truffato è inferiore a 4mila euro, l’utente si vedrà comminato una sanzione tra i 5.164 euro e i 25mila 822: tre volte il contributo presuntivamente percepito e che ha subito i controlli del Fisco.