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Pensioni

Ucraina, perchè la guerra potrebbe arrivare a toccare la tua pensione

La guerra in Ucraina non è poi così lontana: le conseguenze si possono trovare per i rincari ma anche su altri aspetti, come la pensione. 

(Pixabay)

Gli effetti del conflitto tra Ucraina e Russia iniziano a farsi sentire anche in Italia. Come tutti ormai sanno e vedono, quelli più evidenti si manifestano sul costo dell’energia e sulla benzina. Ma è sempre la politica a governare questi processi, anche quelli internazionali che sembrano così lontani. Ad esempio, una domanda che si può porre è: cosa c’entra la guerra tra Russia e Ucraina sulla riforma delle pensioni? Eppure una risposta c’è: con lo scoppio dell’equilibrio ad est, infatti, è cambiata nettamente l’agenda politica del nostro governo, costretto a rivedere le priorità e gli impegni da affrontare.

Il governo mette da parte la riforma delle pensioni

catanzaroinforma.it

La politica vive dell’attualità e i fatti di cronaca internazionali possono avere conseguenze molto dirette nell’agenda del governo. In questo caso a farne le spese è la riforma delle pensioni, ormai allo stop da diverse settimane. In particolare, il fermo riguarda soprattutto la misura dell’Ape Sociale e Opzione Donna: invariato invece l’equilibrio che ormai è segnato per Quota 102. Quest’ultima ha sostituito Quota 100 e si ottiene con 64 anni di età e 38 anni di contribuiti: a quanto pare, potrebbe essere riconfermata anche per il 2023.

Ape Sociale e Opzione donna

flickr.com

Come detto, la guerra fa rallentare anche i meccanismi interni della politica. A pagarne le conseguenze potrebbero essere due strumenti in particolare, l’Ape Sociale e Opzione Donna. Il primo si riferisce ad una misura rivolta ai lavoratori con 36 anni di versamenti e che hanno svolto un lavoro usurante, o, in alternativa, 30 anni di contributi e con un tasso di invalidità superiore o pari al 74 per cento. Inoltre, l’Ape sociale è riconosciuta a chi assiste (almeno da sei mesi) un parente o coniuge che sia portatore di handicap.
L’Opzione Donna, invece, è destinata alle donne dipendenti che abbiano ottenuto i requisiti entro la fine dello scorso anno. Per poter accedere al diritto, devono essere trascorsi 12 mesi qualora si tratti di lavori dipendenti, 18 nel caso di lavori autonomi.
Cosa può accadere ora? Per far sì che le due misure siano ancora valide nel 2023 è necessario che il governo intervenga direttamente con un provvedimento ad hoc. Al momento, le richieste e le trattative con i sindacati sono ferme al palo. Anche se, riferiscono i quotidiano economici, il dibattito interno potrebbe ripartire alla fine del mese.

Edoardo Corasaniti

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