Secondo alcuni esperti, le tasse possono triplicare dopo la nuova riforma del catasto. Ecco cosa potrebbe succedere
Si aggiungono nuove preoccupazioni riguardo quello che potrebbe essere la nuova riforma del catasto in Italia. Secondo il centro studi liberale, infatti, la riforma sarebbe completamente da buttare e da rifare da capo. Pena: l’aumento delle tasse.
La nuova stima boccia completamente la possibile nuova riforma del catasto, che potrebbe appesantire maggiormente la pressione fiscale sugli italiani. Le analisi del centro studi liberale, infatti, suggeriscono che le tasse possono triplicare. Ecco, quindi, cosa potrebbe succedere.
Secondo il think tank liberale “Lettera 150”, costituito da circa 300 docenti universitari, con la prossima riforma del catasto le tasse potrebbero triplicare. Nella nota pubblicata dal centro studi, si pone infatti l’accento su quello che potrebbe essere il futuro catastale se la riforma dovesse essere approvata.
Proprio in questi giorni, infatti, la delega fiscale tornerà all’esame della commissione Finanze della Camera, ma Lettera 150 non ci sta. Secondo quanto riportato da Il Giornale, il centro studi rivela: “Un aumento della tassazione sugli immobili sarebbe iniquo”.
I docenti affermano che il prelievo è già oggi superiore alla media dei Paesi Ocse, una situazione che potrebbe andare peggiorando con l’arrivo della nuova riforma. In Italia si attesta, infatti, al 6,1%, contro il 2,7% della Germania e in contrasto con la media Ocse attestata al 5,5%.
I ricercatori contestano il fatto che l’aumento del prelievo fiscale tenderà ad impoverire i contribuenti italiani. Se i risparmi verranno meno, infatti, non sarà possibile per il cittadino mantenere un tenore di vita invariato, dopo l’arrivo della tanto attesa pensione.
Inoltre, il think tank mette in luce il fatto che, attualmente: “I beni immobili sono più tassati degli investimenti in beni immobili”. Un punto che, secondo i ricercatori, metterebbe in crisi l’attuazione della revisione degli estimi, contenente nell’articolo 6 della delega.
A ricoprire il ruolo di mediatore è Confedilizia, la quale è in cerca di una mediazione attraverso il sostegno dell’emendamento di Alternativa c’è. Secondo i promotori di tale emendamento, infatti, andrebbe soppressa solo la parte dell’articolo in cui si parla dell’utilizzo del valore patrimoniale degli immobili.
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