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Benzina a 3 e 4€, poi scatta l’incubo del razionamento di guerra

La situazione sui carburanti si fa sempre più tesa perché purtroppo il Governo non sta riuscendo a trovare quelle linee di approvvigionamento alternativo delle quali tanto si era parlato.

Le scorte di diesel e benzina diventano sempre più esigue ed è soprattutto il diesel a preoccupare.

Più il diesel scarseggia e più i prezzi tenderanno ad aumentare. Il famoso sconto del governo di €0,25 sulle accise purtroppo sembra ormai davvero insufficiente a placare l’ondata di aumenti che continua a funestare questo settore.

Prezzi che rischiano di esplodere

Negli ultimi giorni i prezzi di diesel e benzina sono rimasti sostanzialmente stabili anche se con qualche fluttuazione ma la notizia che paesi produttori di petrolio dell‘Opec Plus non intendono aumentare la produzione così come le prospettive di una guerra lunga in Ucraina fanno dire agli analisti che ben presto le scorte di diesel e benzina si esauriranno e bisognerà passare i razionamenti. Di conseguenza ci sono due grandi minacce che gravano sul mondo dei petroli. La prima è quella di prezzi alle stelle e la seconda è quella i veri e propri razionamenti.

I razionamenti si fanno vicini con la guerra

Ma di razionamenti di benzina e diesel si parla un po’ in tutta Europa tanto è vero che in Austria già una grande compagnia di Petroli ha cominciato a razionare il diesel. Ma non è soltanto il diesel ad essere in progetto di essere razionato. Infatti in Spagna supermercati sono già stati autorizzati a razionare il cibo.

Purtroppo il fatto è che durante un conflitto come questo le catene di approvvigionamento delle merci fondamentali si interrompono e procurarsi beni di prima necessità diventa difficilissimo. E chi ce li ha ne approfitta e può portare i prezzi alle cifre che vuole. Il governo cercherà di calmierare i prezzi però è chiaro che la speculazione internazionale cercherà di fare arrivare il poco diesel rimasto a prezzi che oggi possono apparire assurdi.

I tempi del razionamento

Se ci fosse una disponibilità dei paesi produttori di petrolio ad aumentare la produzione questo potrebbe essere un argine all’aumento dei prezzi ma è ormai chiaro che paesi produttori non vogliono produrre più petrolio di quanto non facciano attualmente. L’impatto del razionamento sulle famiglie e le imprese può essere effettivamente tremendo. Il rischio è un blocco parziale della produzione già oggi gravemente compromessa.

Salvatore Dimaggio

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