Dopo tanta attesa dovrebbe arrivare una riforma per regolare e aumentare la cifra dell’assegno di invalidità. Bisogna capire quanto tempo ci vorrà e quali saranno le condizioni.
Le pensioni di invalidità rappresentano un tema di grande interesse per i cittadini che ne ha diritto. In queste ore si discute di alcune indicazioni arrivate direttamente dalla Corte Costituzionale qualche anno fa. In particolare, ad occuparsene è il Def del 2022, il documento di economia e finanza. Due anni fa circa i magistrati della Corte avevano stabilito come gli assegni di invalidità fossero troppo bassi rispetto a quelle che sono le aspettative di vita, gli standard e quanto di minino necessario per vivere in maniera dignitosa la vita. Ecco che così la sentenza aveva in qualche modo obbligato il governo italiano (in quella fase presieduto da Giuseppe Conte) a metterci mano.
Le cifre effettivamente sono piuttosto esigue: si parla di circa 291 euro al mese, oltre a contare che per ricevere l’assegno non si può essere detentori di alcun altro reddito o meglio non deve superare alcuni limiti. Ad ogni modo, superati i 60 anni di età, l’importo raggiunge 650 euro grazie ad una legge del 2011 che ha riconosciuto l’aumento. Nel 2020 invece arriva l’intervento della Corte Costituzionale, secondo cui la somma è troppo bassa e per cui bisogna fornire i mezzi minimi per poter vivere: ecco che così i giudici scrivono che ogni cittadino inabile al lavoro deve essere tutelato dallo Stato, per cui ha il diritto di essere mantenuto e di avere assistenza sociale. La Corte Costituzionale ha chiarito che con l’incremento al milione deve essere garantito agli invalidi civili e senza che la persona raggiunga per forza i 60 anni d’età.
Ad oggi non ci sono certezze sulle modalità di strutturazione degli assegni che, come detto, dovranno raggiungere quota 651 euro al mese. La sentenza della Corte non è retroattiva, per cui adesso sarà la politica a dettare i tempi. Indubbiamente bisogna attendere il 2023, visto che proprio il Def è uno strumento di programmazione per gli anni successivi e non per l’immediatezza.
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