Cambiano alcune regole nel campo dell’edilizia: cosa bisogna conoscere per rimediare ad errori commessi in passato. Ecco le possibilità offerte dalla nuova legislazione.
Con il Decreto bollette cambiano alcune norme sul Testo Unico dell’Edilizia sugli interventi di ristrutturazione. In particolare, ad essere toccate sono le pratiche relative alla demolizione e ricostruzione in tema edilizio ed è ciò che interessa gli edifici soggetti ad alcuni vincoli, come quelli paesaggistici.
Ad oggi, c’erano stati sempre problemi relativi all’articolo 3 del Testo Unico Edilizia, che aveva creato proprio diverse difficoltà quando c’erano da affrontare interventi di demolizione e ricostruzione di un immobile che ricadeva in un’area vincolata. In sostanza, mentre per alcuni edifici era possibile rinchiuderli nella definizione di ristrutturazione edilizia, per altri verso no: se contenuti nel decreto legislativo 42 del 2004 invece c’erano molto più limitazioni.
Grazie al nuovo intervento legislativo, in alcune aree sigillate al vincolo per legge, ci sarà una diversa definizione: in pratica diventeranno interventi di ristrutturazione edilizia quelli che di fatto sono di demolizione e ricostruzione di palazzi o immobili crollati. Un modo per superare quelle rigidità imposta dalla norma precedente. Fanno parte quindi di questo anche i palazzi tutelati ai sensi del’art-142 del Codice dei Beni culturali. A questi è offerto l’accesso alle detrazioni fiscali dei bonus edilizi a tutti gli interventi con queste caratteristiche.
La storia e l’evoluzione dei bonus per la casa sono tormentati e ricchi di novità che però diventano sempre più negativi per gli utenti e le imprese, costrette a muoversi in un clima di precarietà. Diverse le difficoltà entrate nel cammino del superbonus ma anche di altri bonus per la casa (bonus facciate ad esempio). Infatti, a dire basta allo sconto in fattura sono stati prima gli artigiani che lo garantivano per i lavori grandi. Ora invece hanno dovuto mettere avanti i soldi senza poterlo cedere alle imprese come accadeva prima. Con le nuove norme, infatti, non era possibile cedere all’infinito il credito: è consentito farlo per tre volte, e l’ultima deve essere una banca. Ora il governo ha voluto mettere un freno per capire e valutare meglio la situazione.
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