Nonostante le sanzioni condivise dalla maggior parte dei Paesi europei, continuiamo a finanziare Putin con 14 miliardi in più
La guerra in Ucraina, purtroppo, non si è per nulla fermata e continuano gli attacchi da parte dell’esercito russo. Tuttavia, l’Europa non è rimasta a guardare e, dal momento dell’invasione, ha deciso di emettere sanzioni nei confronti del Paese degli zar.
Nonostante i Paesi dell’Unione si siano presentati in maniera piuttosto unita nel voler indebolire la Russia, è in atto un comportamento piuttosto ipocrita. A causa del caro-carburanti, infatti, stiamo continuando a finanziare Putin, a cui arriveranno ulteriori 14 miliardi dalle casse dell’Europa, ecco perché.
Secondo Anton Siluanov, il ministro delle Finanze russo, nelle casse dello Stato entreranno circa 13,7 miliardi di euro. La Russia, infatti, incasserà circa 1 trilione di rubli in più incassate grazie alla vendita di greggio e gas che arricchiranno ulteriormente le casse di Putin, finanziando indirettamente la sua guerra.
“Stimiamo che i ricavi aggiuntivi dagli idrocarburi – ha continuato Siluanov – potrebbero arrivare fino a mille miliardi di rubli, secondo le previsioni elaborate con il ministero dello Sviluppo economico”. Lo stesso ministro, ha detto che gli introiti extra verranno dedicati al finanziamento della guerra in Ucraina e per i pagamenti a pensionati, famiglie con figli e membri che partecipano all’invasione.
Le sanzioni europee hanno infatti escluso, almeno per ora, gli idrocarburi provenienti dalla Russia e che rappresentano il maggior introito del Paese di Putin. Tuttavia, l’invasione ha provocato un aumento vertiginoso dei prezzi, che ha portato introiti extra nelle casse di Mosca.
Nella giornata di domani, intanto, è previsto il Consiglio Ue straordinario che dovrà decidere sul sesto pacchetto di sanzioni. Il rischio che vi sia un nulla di fatto non è mai stato così alto, in quanto un possibile stop al gas e al petrolio russo potrebbe apportare gravi danni all’economia europea.
Intanto, si continua a trattare con l’Ungheria che potrebbe permettere ad Orban di ottenere una dilazione fino a quattro anni, in cambio della rimozione del veto nei confronti della manovra di stop all’oro nero. In alternativa, l’Ungheria potrebbe ottenere risorse aggiuntive che aiuterebbero il Paese a compensare l’affrancamento.
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