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Fisco, controlli mai visti: anche nel carrello della spesa

Questa volta l’Agenzia delle Entrate sembra fare sul serio: nel mirino, in particolare, i professionisti con partite Iva. E le sanzioni rischiano di essere salatissime.  

L’Agenzia delle Entrate ha avviato una serie di controlli per contrastare l’evasione fiscale. Nel mirino dei funzionari ci saranno imprese, aziende, professionisti con partita Iva e le relative anomalie che verranno fuori da algoritmi e calcoli dell’ente.

Ansa, Roma, Alessandro Di Marco

In termini numerici, i controlli dovrebbero essere non meno di 100 mila. Questo in virtù del tasso numero di evasione che vede l’Italia perdere ogni anno circa 10,3 miliardi di euro a secondo delle ultime stime di Fisco.

I controlli del Fisco per recuperare le somme

Ansa, Roma

Il Pnrr prevede maggiori controlli digitali e per questo prevede somme da recuperare molto elevate. L’obiettivo è di cercare di stanare 2,45 miliardi di euro con l’invio di 2,6 milioni di lettere di “compliance”. Si tratta di una somma molta alta. Per questo motivo, l’Agenzia andrà avanti e si avvierà al controllo dei dati comunicati nelle istanze arrivate in materia di accertamento sulle dichiarazioni. Eseguendo altre verifiche fondate su dati fiscali delle fatture elettroniche e dei relativi. Ma allo stesso tempo, anche i dati di liquidazione periodica dell’Iva e anche i dati delle dichiarazioni effettuate. Scopo del Fisco, del Ministero dell’Interno e dell’Economia è anche quello di prevenire infiltrazioni criminali. a macchina anti-evasione del Fisco è pronta a mettersi in moto già da luglio. Su questo l’Agenzia delle Entrate collabora con la Guardia di Finanza, comunicando informazioni, atti e documenti. Verificati i dati, si procede a controllare se i dati coincidono e se le somme spettano al contribuente. Se le somme non coincidono, l’Agenzia delle Entrate avvia le attività di approfondimento. E le sanzioni sono anche elevate: 100 per cento quando si tratta della minima, e 200 per cento per la massima.

Le pene previste in caso di trasgressione

Ansa, Roma

Il legislatore ha previsto le pene in caso di trasgressione: il titolo di reato identificato è “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, con pene da sei mesi e tre anni.
Se l’importo truffato è inferiore a 4mila euro, l’utente si vedrà comminato una sanzione tra i 5.164 euro e i 25mila 822: tre volte il contributo presuntivamente percepito e che ha subito i controlli del Fisco.

 

 

Edoardo Corasaniti

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