La fortissima inflazione in atto sta facendo registrare una netta diminuzione dei soldi depositati sui conti correnti delle banche.
Questo non sorprende perché il denaro contante con un’inflazione che ormai rasenta il 7% perde velocemente di valore.
Nei periodi di alta inflazione tenere il denaro parcheggiato sul conto corrente significa una netta erosione.
Contemporaneamente la Banca Centrale Europea sta aumentando i tassi e questo rende i titoli di Stato decisamente più remunerativi e più allettanti.
Dunque se è vero che gli italiani probabilmente stanno spostando i soldi dai conti ai titoli di Stato per avere una difesa contro l’inflazione è vero anche che questo movimento suscita molte perplessità da parte degli analisti e secondo molti non potrà durare a lungo perché oggi anche i titoli di Stato cominciano a fare paura. Vediamo perché gli italiani ben presto secondo molti fuggiranno tanto dai conti correnti che dai titoli di Stato. Sempre più spesso si lanciano allarmi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano.
Il famoso economista Roubini proprio ieri sosteneva chiaro e tondo in un articolo di fuoco sul New York Times che in caso di recessione l’Italia è il paese più a rischio proprio a causa dei suoi conti pubblici ma anche a causa del forte divario tra poveri e ricchi. Insomma se è vero che con l’inflazione e con i titoli di stato più allettanti gli italiani tendono ad investire sui titoli di Stato è vero anche che se i conti pubblici dovessero cominciare a sembrare veramente in pericolo questa tendenza potrebbe ben presto esaurirsi.
Infatti oggi lo Stato Italiano appare fragile e la fine delle politiche accomodanti da parte della Banca Centrale Europea aumenta le perplessità. Bisogna anche tenere presente che il numero delle persone in povertà assoluta in Italia va continuamente crescendo e quindi uno stato che deve essere particolarmente attento ai suoi conti difficilmente potrà aiutare chi è nel bisogno ed il rischio di una vera e propria bomba sociale diventa quindi più concreto e più pressante.
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