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Disastro Superbonus, a che punto siamo

Manca ancora molta chiarezza in merito alla cessione dei crediti sul tema Superbonus 110%: ecco quali sono i nodi e cosa ha dichiarato l’Ance Sicilia.

Una delle prime riforme a cui dovrà mettere mano il nuovo governo sarà quella del Superbonus 110%, in fase di stallo estivo e con uno sblocco che non è ancora mai arrivato. Come abbiamo scrive il Giornale.it, uno dei nodi più spinosi rimane quello relativo alla cessione del credito.

Ansa, Roma

Nello scorso mese di luglio i cantieri sono aumentati (circa 25mila in più) con una stima totale dello Stato di 31 miliardi ma in ballo, cioé con coperte ammesse, ci sono almeno 40 miliardi con una spesa complessiva vicini ai 44.

Problemi e tempi

Pixabay

Se i condomìni hanno ancora un anno e mezzo di tempo per effettuare i lavori (scadenza superbonus 31 dicembre 2023), il discorso è diverso per villette e immobili autonomi per i quali l’agevolazione è valida soltanto fino alla fine del 2022 ma con lavori in corso al 30 giugno e realizzati per almeno il 30% entro la fine del mese di settembre. Un ingarbugliamento che mette in crisi anche le banche le quali, però, hanno ottenuto il via libera dal decreto Semplificazioni della cessione dei crediti a chi possiede partite Iva. Se da un lato è vero che la platea è più larga e gli Istituti possono smaltire i crediti accumulati finora, la misura potrebbe non essere sufficiente.

La denuncia dell’Ance

Alcuni giorni fa, l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Sicilia ha denunciato una fase di stallo chiedendo che la situazione possa sbloccarsi quanto prima perché “se ciò non accadesse, a breve l’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere ai proprietari degli immobili, con i cantieri fermi da mesi, di restituire le somme finora percepite più le sanzioni perché i lavori non sono stati completati nei termini. E occorre salvare da sicuro fallimento le imprese edili coinvolte che attendono da mesi di recuperare gli investimenti anticipati”, affermano i costrutti siciliani a Repubblica. In questa delicata fase non c’è la chiarezza necessaria di quali sono le responsabilità di chi acquista il credito dal Fisco nel caso in cui dovessero verificarsi frodi da parte di chi gode della detrazione. A fine giugno, l’Associazione Bancaria Italiana ha chiesto ai propri istituti di “attenersi a queste disposizioni”. Ma i nodi al pettine sono anche altri: l’Ance siciliana ha affermato che le banche o altri intermediari sono restii all’acquisto dei crediti “perché ancora non sanno bene come e a chi cederli, oppure per coprirsi da eventuali rischi li svalutano eccessivamente: su ogni 110 euro ne pagano 97 e anche meno, contro i 100-103 di poco tempo fa”.

Edoardo Corasaniti

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