Dopo la vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni e l’insediamento in Parlamento del nuovo Governo, ci sarà un nuovo mega stralcio delle cartelle.
Molti italiani si stanno ritrovando a dover affrontare le conseguenze della crisi energetica oltre che quelle relative al mancato pagamento delle cartelle esattoriali. Per molti di loro risulta essere praticamente impossibile rispettare le scadenze con il Fisco a causa delle difficoltà economiche generate dalla crisi.
Proprio a questo problema sta lavorando il nuovo Governo capitanato dalla Meloni e chiaramente in molti si chiedono in cosa consisterà la decisione finale. Senza dubbio si tratta sicuramente di una situazione che richiede interventi incisivi.
Stando a quanto rivelano fonti vicine al partito di Giorgia Meloni, sarebbe sul tavolo l’ipotesi di introdurre un nuovo mega stralcio delle cartelle. In particolare, questo riguarderebbe quelle sotto i mille euro con l’obiettivo di dare vita ad un nuovo rapporto tra contribuenti e Fisco, basato sulla fiducia nello Stato.
Per questo pare si stia dicendo per una sanatoria che nello specifico consisterebbe nel “Saldo e stralcio”, fino ad una cifra pari a 2.500 euro. Nel caso di importi più elevati è prevista la possibilità di rateizzazione in 10 anni.
Va detto che sicuramente è indispensabile un intervento da parte dello Stato dal momento che negli ultimi anni si è verificato un accumulo di cartelle esattoriali che supera i millecento miliardi. Senza contare che così quanto affermato dalla Corte dei Conti gli arretrati dovuti al Fisco potranno essere recuperati soltanto per il 7 per cento.
Ma la vera preoccupazione del Governo è legata al fatto che a causa della pandemia sono state bloccate diverse notifiche fiscali che, tra l’altro, dovrebbero essere inviate a breve. Il pericolo infatti potrebbe essere quello di andare incontro al moltiplicarsi di errori. In ogni caso, per molti la sanatoria in esame rappresenterà una decisione particolarmente positiva che difatti non andrà a replicare il flop ottenuto 6 anni fa che permise di rimpinguare le casse dello Stato di soli 9 miliardi.
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