La Fed terrorizza le borse e si temono crolli

La Fed torna a far paura. La Banca Centrale degli Stati Uniti continua la sua battagli contro l’inflazione e la strada è quella dell’aumento dei tassi di interesse. Fino a quando?

Inflazione. Una parola che negli ultimi decenni abbiamo ascoltato, o letto, tante volte, ma che non ci ha mai trasmesso grandi timori. Per decenni, infatti, è rimasta all’interno di uno steccato di assoluta normalità e quasi ci siamo dimenticati della sua presenza.

Da qualche settimana quello steccato è stato distrutto. L’inflazione è deflagrata e con lei i conti di milioni di famiglie e di centinaia di migliaia di imprese, in Europa e nel mondo. I beni primari hanno raggiunto soglie mai toccate in precedenza e l’orizzonte è fosco.

Intanto la Fed…

La Fed spaventa ancora

In un’economia globale dove uno starnuto in Cina viene udito perfettamente negli Sati Uniti, vi sono dei punti di riferimento. Sono sempre quelli e sono coloro che per primi intuiscono le variazioni del vento e ne traggono le immediate e naturali conseguenze. La Fed è la Banca Centrale degli Stati Uniti, una sorta di termometro che segna la temperatura dell’economia a stelle e strisce.

Un’economia che trascina, nel bene e nel male, decine di altre economie, di altri stati legati a doppio filo con gli Stati Uniti. E fin quando i segnali provenienti da New York segnalano buona salute, va tutto bene, ma quando quel termometro segnala delle pericolose linee di febbre, allora una buona parte del mondo inizia a tremare. In questo momento il pericolo numero uno si chiama inflazione ed occorre combatterla.

Una sfida che è già iniziata da diverse settimane, dove si sono visti i tassi d’interesse alzarsi in maniera continua e costante. Quattro aumenti consecutivi ed ogni volta l’aumento è stato pari allo 0,75% e per dicembre se ne attende un quinto anche se in misura leggermente inferiore, 0, 50%. Numeri e cifre che incutono timore e la Borsa di Wall Street ha accusato il colpo.

Cosa ci aspetta?

La linea che il presidente dell’Istituto di Washington, Jerome Powell, è chiara, netta, inequivocabile. Non è possibile allentare la presa poiché l’inflazione è ancora troppo alta. E se i segnali che arrivano da New York sono questi, tra poco anche la BCE, la Banca Centrale Europea potrebbe battere ancora un altro colpo. Anche in Europa infatti ci sono stati tre aumenti pressoché consecutivi dei tassi di interesse.

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Un’autentica croce perché chi ha mutui in corso a tasso variabile o altri finanziamenti. La guerra ha portato con sé anche questa dolorosa appendice che, comunque, nulla ha a che vedere con le altre mostruosità che quotidianamente ci giungono dall’Ucraina. Per questo converrebbe parlare di grande sfida all’inflazione, la parola guerra lasciamola soltanto per descrivere quella vera. Purtroppo.