Allarme conti INPS, preoccupazione per le pensioni, stangata in vista. Ecco cosa potrebbe accadere.
Il nostro Paese sta attraversando un periodo cupo sotto tanti punti di vista e i problemi da risolvere, in campo sociale ed economico, sono molteplici. Secondo i dati Istat in riferimento a dicembre 2022 il tasso di disoccupazione è al 7,8%, mentre quella giovanile è del 22,1%. Quello del lavoro è un aspetto molto importante all’interno della società, ma lo è anche la questione riguardante le pensioni.
Basta guardare un telegiornale, sfogliare un po’ i quotidiani o andare a fare la spesa per accorgersi dell’aumento del costo della vita, per non parlare poi delle spese per visite sanitarie che, chi può, si trova “costretto” a prenotare privatamente per non ritardare eventuali cure. Si parla magari di uomini e donne che hanno già una certa età, e che con la loro pensione faticano a far quadrare i conti o che si trovano a dover aiutare economicamente i figli.
È naturale che costoro guardino con apprensione a qualsiasi tipo di cambiamento che possa intaccare la loro unica entrata. Purtroppo l’Inps non ha buone notizie per loro, ecco cosa si potrebbe verificare.
In un clima già problematico anche per i pensionati, non sembrano profilarsi all’orizzonte tempi rosei. I conti dell’Inps non promettono bene e, secondo le stime, il bilancio d’esercizio per il 2023 dovrebbe essere di – 9,7 miliardi di Euro. Nel 2022 c’era stato un attivo di 1,8 miliardi. La spesa per le pensioni sta lievitando, nel 2022 era salita di 297,3 miliardi, per quest’anno di 320,8 miliardi e tra due anni si arriverà a 349,7 miliardi. Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico aveva già evidenziato la criticità della situazione il 19 gennaio scorso.
Ci sono diversi elementi che concorrono a creare questa condizione, ma è necessario agire per evitare un ulteriore peggioramento. Nel 2050 il rapporto tra lavoratori e pensionati si abbasserà fino a 1. Al momento ci troviamo a 1,4 lavoratori per ogni pensionato, ma già nel 2019 le persone che lavorano per ogni pensionato saranno 1,3. In queste circostanze portare a casa una riforma non è facile, e l’incontro con i sindacati che si sarebbe dovuto svolgere l’8 febbraio scorso è stato posticipato. A incidere sull’andamento della spesa c’è l’inflazione, ma non solo.
A ogni modo, tra gli obiettivi della riforma dovrebbe spiccare una divisione tra assistenza e previdenza, questo punto in particolare potrebbe aiutare nel riequilibrare la situazione. L’ultimo tavolo di trattativa tra il governo di Giorgia Meloni e i sindacati di lunedì 13 febbraio non ha al momento prodotto grandi novità, se non l’ipotesi di estendere i quattro mesi di anticipo per ogni figlio (già previsti dalla riforma Dini solo per chi è nel contributivo pieno) a tutte le forme pensionistiche per le donne – secondo quanto riportato da Ansa.
Quattro mesi di anticipo equivarrebbero a 700 milioni di spesa in più, aggiungono spiegando che sono in corso valutazioni tra tecnici del Lavoro e Mef. (ANSA).
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