Il limite di pignoramento delle pensioni non è più così saldo ed è per questo che la situazione potrebbe essere facilmente aggirata dai creditori.
Una stangata amara per tutti i pensionati che si trovano a dover fare i conti con un cambiamento notevole per quanto riguarda la tutela delle loro entrate e, in modo particolare, per quanti vivono con una pensione minima.
Con le nuove leggi infatti ci sono dei cambiamenti che aprono la strada a maggiori rischi per la tutela di questi fondi.
La pensione può essere pignorata, in particolare ci sono due modi per farlo o prima che venga pagata mensilmente quando è l’INPS a trattenere una somma specifica e poi girarla al creditore, oppure quando questa non viene accreditata direttamente ma prelevata attraverso il blocco dell’importo dovuto una volta che il conto viene ricaricato.
In Italia il problema delle pensioni è già ampiamente profondo, in particolare per tutte quelle minime che non arrivano a mille euro. Il Decreto Aiuti Bis che è diventato legge nel 2022 aveva determinato l’impignorabilità di tali importi.
Le regole per il pignoramento variano da caso a caso e tutto dipende anche dal creditore che può scegliere tra le diverse modalità. L’INPS nel suo caso può lavorare attuando quanto dovuto solo nella forma del quinto della pensione, sempre che questo però rientri nel minimo utile alla persona per la sopravvivenza. Per calcolare questo importo, cioè quello che non può essere prelevato, si moltiplica per due la misura dell’assegno sociale INPS “minimo” al netto della rivalutazione dell’inflazione. In pratica la somma non può essere inferiore ai 1000 euro.
In caso di cartelle esattoriali non pagate si può pignorare solo un decimo della pensione ma solo fino ai 2500 euro, oltre tale cifra si può pignorare massimo un settimo, oltre i 5000 euro di pensione diventa un quinto. Ciò fa capire come le pensioni fino a mille euro non possono essere toccate.
Questa è la regola generale ma la situazione è cambiata: il creditore non può toccare la giacenza ma solo l’eccedenza, questo vuol dire che se un debitore ha sul conto 1200 euro (in considerazione dell’assegno minimo sociale che è di poco più di 500 euro), non può essere toccato nulla. Se invece ci sono 2000 euro allora sarà possibile prelevare 490.19 euro, rispettando l’eccedenza rispetto alla soglia minima.
Inoltre l’ultima pensione non può mai essere toccata mentre per gli accrediti della pensione che arrivano dopo il pignoramento vale il limite classico. Quindi il creditore può prelevare il 20%. Quello che è cambiato in sostanza è che non esiste più il limite di mille euro per il pignoramento ma la regola del minimo vitale quindi il doppio dell’assegno sociale. Se questi fondi non vengono prelevati ma conservati dalla persona sul conto, allora anche se è un soggetto che prende 500 euro di pensione minima si vedrà comunque prelevare quanto dovuto dal conto corrente fino al raggiungimento della soglia.
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