In una cultura come quella in cui viviamo, lavorare sempre è visto come un pregio e non un problema. Ecco, però, quando si può intervenire
Se ne parla sempre di più, sia in ambito accademico che in quello di tutti i giorni. La cultura in cui viviamo, infatti, premia il lavoro costante ed incessante, che non prevede quasi mai pause o momenti di relax.
Avere dei momenti in cui non si ha niente da fare, infatti, è letto in modo negativo. Se però le ore di lavoro diventano troppe e il carico è massacrante, ecco come si può intervenire: si parla di risarcimento. Soprattutto da quando sono arrivati i cellulari, staccare la testa dal lavoro è praticamente impossibile.
Essendo sempre tutti raggiungibili, le e-mail e i messaggi arrivano costantemente, anche durante i giorni liberi e i weekend, e questo non fa altro che aumentare le sensazioni di stress. Se però vi sentite sopraffatti da questa sensazione e ritenete che più di così non potete sopportare, continuate a leggere: ecco quando potete chiedere un risarcimento.
A normare la tutela delle condizioni del lavoratore è l’articolo 2087 del Codice Civile. Questo impone al datore di lavoro l’adozione di specifiche misure dedicate alla salute psicologica e fisica di tutti i suoi dipendenti: per questo motivo, lo stress da lavoro è in assoluto una delle motivazioni per cui un dipendente può chiedere al proprio capo un risarcimento.
Si tratta, infatti, del risarcimento per danni biologici: è un punto cardine della tutela dei lavoratori nel nostro ordinamento, eppure la giurisprudenza ancora oggi è dominata da dibattiti molto accesi sulla questione soprattutto in merito a quali siano le effettive responsabilità del datore di lavoro in merito ad orari eccessivi.
Se, il lavoratore, ritiene di aver subito dei danni a causa delle condizioni di lavoro promosse dal proprio capo (turni estenuanti, richieste impossibili da espletare nel normale orario o cose del genere), deve presentare ricorso al tribunale, tramite un avvocato. Ciò che si deve provare è che si è stati sottoposti a condizioni di lavoro superiori alla normale tollerabilità: sarà il Giudice a stabilire le conseguenze. Dall’altro lato, il datore di lavoro dovrà invece dimostrare di aver adottato ogni possibile precauzione, per conservare l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti: se ciò non sarà sufficiente agli occhi del Giudice, dovrà risarcire chi l’ha citato in giudizio.
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