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Pensioni

Pensioni, arriva la brutta notizia: stangata inaspettata per questa categoria di beneficiari

Stando a quanto emerso nelle ultime ore, la riforma delle pensioni potrebbe ritrovarsi in una fase di stallo

La notizia non é delle migliori: la riforma delle pensioni potrebbe essere rinviata al prossimo anno. A quanto emerge, il motivo principale del possibile rinvio sarebbe la mancanza di tempo utile affinché Ministero del Lavoro e sindacati trovino gli accordi per le misure di flessibilità, in particolare riguardo ai programmi di pensionamento anticipato.

La riforma delle pensioni é in stallo – ILoveTrading.it

Dunque il Governo potrebbe optare per una proroga di Quota 103 sia per l’anno in corso sia per il 2024, che consente il raggiungimento del pensionamento all’età di 62 anni con almeno 41 anni di contributi versati alle casse dello Stato. Assai improbabile quindi che la misura di Quota 41 – seppur definita dal sottosegretario al Lavoro Durigon un “obiettivo di fine legislatura” – possa essere introdotta nel 2024.

Ed ecco perché é alta l’attesa di nuovi tavoli di discussione tra il Ministero del Lavoro e i sindacati: un accordo tra le parti, infatti, é indispensabile per poter procedere con la definizione della riforma. Tuttavia, al momento non risultano ancora programmati, il che mette a rischio l’obiettivo del Governo di giungere ad un concordato entro Settembre, in tempo utile cioé per la pubblicazione dell’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF).  

La riforma fiscale potrebbe portare comunque ad un aumento delle pensioni

Non manca tuttavia una buona notizia: se da un lato riforma delle pensioni risulta temporaneamente bloccata, dall’altro la riforma fiscale potrebbe essere approvata già entro la fine del mese in corso. E, con essa, verrebbero confermati nuovi aumenti a beneficio delle pensioni.

Un aumento del netto delle pensioni già da quest’anno? – ILoveTrading.it

Fino ad ora, le categorie di lavori dipendenti, lavoratori autonomi e pensionati sono soggette a detrazioni Irpef differenti, pur a parità di reddito. Ad esempio, un lavoratore dipendente ed un pensionato con lo stesso reddito di 15.000 Euro all’anno, pagano di Irpef rispettivamente 370 Euro e 1.913 Euro: in altre parole, un aggravio per il pensionato che supera di oltre 5 volte il valore dell’aggravio per il lavoratore dipendente.

Nella prima bozza della riforma fiscale, però, é stata introdotta la cosiddetta “equità orizzontale”, ovvero la volontà di introdurre un principio di versamento delle imposte che sia uguale per tutte le categorie a parità di reddito, a prescindere dall’inquadramento e dall’attività svolta. In questo modo, il netto delle pensioni potrebbe beneficiare di un immediato aumento, mentre l’adeguamento al rialzo dell’Irpef per i lavoratori dipendenti potrebbe essere bilanciato dall’introduzione di un sistema di deduzione delle spese da sostenere per poter svolgere la propria attività. 

Tutti i chiarimenti dovrebbero essere resi disponibili dal Governo già a partire da questa settimana, a seguito del Consiglio dei Ministro durante il quale verrà discussa – e forse definita – la riforma.

Gian Lorenzo Lagna

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