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Pensioni: non ci sono i soldi per la riforma: cosa succede ai pensionati

Pessime notizie per milioni di lavoratori in età avanzata: non ci sono i soldi per la riforma delle pensioni. Ecco cosa succede ora

Il tema previdenziale è da sempre al centro del dibattito pubblico italiano, e purtroppo le notizie che arrivano non sono incoraggianti per moltissimi lavoratori in età avanzata.

Mancano i soldi per la nuova riforma – Ilovetrading.it

In effetti, presto potrebbero arrivare delle brutte sorprese. A quanto pare, infatti, non ci sono soldi sufficienti per la riforma delle pensioni. Nel resto dell’articolo esploreremo in dettaglio la situazione attuale e quali potrebbero essere le conseguenze per i lavoratori italiani.

Non ci sono i soldi per la riforma delle pensioni

Il Governo Meloni sta cercando di trovare nuove fonti di finanziamento per la Riforma delle pensioni prevista per il 2024, ma le risorse sembrano scarse. Nonostante la Ministra del Lavoro Marina Calderone continui a incontrare i sindacati per trovare un accordo, al momento non ci sono risultati concreti. Il Def ha delineato strettissimi margini di finanza pubblica che potrebbero ostacolare la riforma, e la mancanza di denaro potrebbe impedire l’introduzione di nuove finestre di uscite e la proroga di quelle attuali. Alcune forze politiche hanno proposto una proroga di Quota 103 per 12 mesi, in attesa di trovare nuove risorse per una ristrutturazione delle finestre di uscita dal lavoro. Tuttavia, sembra sempre più lontana l’ipotesi di una rivoluzione pensionistica che avrebbe portato a un aumento degli assegni previdenziali.

Ecco quanti soldi mancano per la nuova riforma delle pensioni – Ilovetrading.it

I sindacati hanno proposto al Governo la creazione della Quota 41, una finestra di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia, il costo della misura sarebbe molto elevato, tra i 2 e i 4 miliardi di euro, e potrebbe essere difficile da sostenere dalle casse statali. Inoltre, sono fermi al palo anche interventi strutturali come l’ipotesi di pensionamento a 64 anni con una penalizzazione sull’assegno fino ai 67 anni. Per evitare che i giovani con carriere discontinue e paghe basse possano ritrovarsi a maturare pensioni insufficienti anche a 70 anni, si è proposta la garanzia di un trattamento minimo oltre una certa soglia di età, indipendentemente dai contributi versati fino a quel momento. Tuttavia, a causa della scarsità di risorse a disposizione, anche questa misura potrebbe essere rinviata.

La Riforma delle pensioni in Italia è in fase di definizione e le opzioni disponibili sembrano essere molto limitate a causa della scarsità delle risorse finanziarie. La conferma di Quota 103 sembra essere la scelta più conveniente per le casse statali, insieme all’anticipo pensionistico offerto dall’Ape Sociale, mentre Opzione Donna potrebbe subire dei cambiamenti.

Gianluca Merla

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