Arriva una pessima notizia per i lavoratori più anziani: pensioni a 71 anni praticamente per tutti. Ecco la stangata Inps
In Italia, il tema delle pensioni è da sempre molto sentito dai cittadini, ma negli ultimi anni è diventato particolarmente delicato a causa della crescente preoccupazione per il futuro del sistema previdenziale.
Purtroppo, l’ultima notizia non farà di certo piacere a molti lavoratori: sembra infatti che il governo stia prendendo in considerazione l’ipotesi di alzare l’età pensionabile a 71 anni per molte categorie di lavoratori. Nel resto dell’articolo, cercheremo di analizzare le ragioni di questa scelta e le possibili conseguenze per i cittadini italiani.
Purtroppo, non ci sono buone notizie per molti lavoratori più anziani in Italia. La situazione sul fronte delle pensioni non sta migliorando e ci sarebbe la concreta possibilità che moltissimi lavoratori, vicino la conclusione del loro rapporto lavorativo, vadano in pensione a 71 anni. Questo potrebbe avere ripercussioni importanti sia sulla qualità della vita dei pensionati che sulla sostenibilità del sistema previdenziale. Nel resto dell’articolo, analizzeremo più nel dettaglio le ragioni di questa scelta e le possibili conseguenze per i cittadini italiani.
Secondo il sistema pensionistico italiano ci sono due categorie di contribuenti. Queste dipendono dal momento in cui hanno cominciato a lavorare, e a cambiare sono in primo luogo le regole di calcolo degli importi. Per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, si usa il calcolo misto che tiene conto delle ultime buste paga e dei contributi effettivamente versati. Questo calcolo è più vantaggioso rispetto al calcolo contributivo utilizzato per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996. Tuttavia, le regole di pensionamento sono più restrittive per chi ha iniziato a lavorare successivamente al 1995, tanto da prevedere un possibile slittamento dell’età pensionabile ordinaria da 64 a 71 anni.
Negli ultimi anni, sono sempre meno i lavoratori con carriere lunghe prima del 1996 e sempre più quelli che hanno iniziato a lavorare dopo quella data. Per questi ultimi esiste la possibilità di accedere alla pensione anticipata contributiva a partire dai 64 anni, purché si abbiano almeno 20 anni di contributi e l’importo liquidato sia pari o superiore a 1.410 euro mensili. Tuttavia, ci sono dei vincoli anche per la pensione di vecchiaia ordinaria, che oltre a prevedere un’età di almeno 67 anni e 20 anni di contributi, richiede un importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale (circa 750 euro al mese). Se non si raggiunge questo importo, la pensione slitta a 71 anni, quando viene meno anche il vincolo dei 20 anni di contributi, ne bastano infatti solo 5.
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