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Lavoro

Dipendenti statali, rinnovo contratto: brutte notizie sugli aumenti

Il mondo del lavoro sta attraversando un periodo colmo di novità e cambiamenti, ma non sono tutti positivi. Ci sono infatti brutte notizie per quanto riguarda gli aumenti per i dipendenti statali. Che dovranno attendere: il motivo

Brutte notizie sul fronte del mondo del lavoro per i dipendenti statali. Purtroppo la novità riguarda proprio i tanto sospirati aumenti che, stando alle ultime novità, non arriveranno quando previsto, almeno per ora. Aumenti che dovrebbero far capo al prossimo rinnovo di contratto e che vanno di pari passo con l’una tantum che la legge di Bilancio ha introdotto nel 2023 ma del quale poco si sa in termini di tempistiche di erogazione.

Contratto statali 2022-2024, perché non è stato ancora rinnovato (Ilovetrading.it / Fonte Ansa)

Dunque una doppia notizia poco rosea per i dipendenti pubblici, in un periodo già di per sé non facile dal punto di vista economico tra bollette elevate, tassi in crescita ed inflazione ancora alle stelle. Facciamo chiarezza sulla situazione.

Dipendenti pubblici, brutte notizie sul fronte del rinnovo contrattuale. Cosa succede

Da oltre un anno il rinnovo di contratto degli statali risulta scaduto dal momento che l’ultimo è stato sottoscritto per il triennio 2019-2021. Dal giorno della scadenza in poi viene indicata in busta paga un indennizzo provvisorio noto come indennità di vacanza contrattuale, un palliativo in attesa del rinnovo ufficiale del contratto.

Aumenti nel contratto solo in base ai risparmi che il governo riuscirà a ottenere (Ilovetrading.it)

A questa indennità dovrebbe andare a sommarsi l’incremento straordinario, previsto dalla legge di Bilancio 2023, dell’1,5% dello stipendio tabellare ma al momento questo importo non è stato ancora aggiunto alla busta paga. Si tratta dunque, per migliaia di dipendenti, di un periodo di transizione ancora piuttosto incerto dal momento che non vi è ancora una data per il tavolo di confronto relativo al contratto per il triennio 2022-2024.

I sindacati si augurano che l’accordo possa essere con loro ampiamente condiviso ed in tempi il più rapidi possibili ma il problema principale è rappresentato dalle risorse disponibili, tema questo più volte sottolineato dal ministro della PA Paolo Zangrillo.

Dunque almeno fino al mese di settembre, mese nel quale è prevista la diffusione della nota di aggiornamento al Def e, dunque delle cifre stanziate in merito, poco si potrà sapere in merito al rinnovo contrattuale. Il problema è rappresentato dal fatto, ed è il Def a specificarlo, che occorreranno ulteriori tagli alla spesa pubblica allo scopo di rafforzare la “revisione della spesa corrente”. Solo aumentando i risparmi nell’arco dei prossimi anni sarà possibile intervenire in copertura dei rinnovi contrattuali.

Se così non fosse i margini per importanti incrementi saranno pressoché nulli. Ma nel frattempo i dipendenti pubblici si sono trovati a fare i conti con le conseguenze dell’inflazione e, pertanto, con un netto calo del potere di acquisto. Oltretutto la trattativa, in questo caso, potrebbe tradursi in tempi ancora più lunghi e trovare un accordo condiviso entro la fine del 2023 per poter stanziare adeguate risorse con la legge di Bilancio 2024 potrebbe essere davvero difficile. Ci si aspetta, ottimisticamente, che i possibili aumenti potrebbero arrivare, pur con riconoscimento degli arretrati, a 2024 inoltrato o addirittura nel 2025.

Daniele Orlandi

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