C’è stress e stress. Quello a piccole ma frequenti dosi giornaliere può anche essere più micidiale di attacchi singoli e più eclatanti. Parola di scienziato.
Non è detto che lo stress debba per forza manifestarsi in forma violenta e massiccia per turbare la nostra vita. Spesso si insinua nel nostro quotidiano senza che ce ne accorgiamo, come un tarlo silenzioso che scava piano piano fino a logorarci l’esistenza. Se vi capita di arrivare a fine giornata stremati senza un motivo particolare, di avere sensazioni ricorrenti di ansia e tristezza anche in assenza di eventi scatenanti, di sentirvi giù di morale e costantemente stanchi, potreste esserne affetti anche voi.
Il “microstress” è una forma particolarmente insidiosa di stress, difficile da individuare e caratterizzata da brevi ma frequenti momenti di tensione quotidiana, che si accumulano e ci ostacolano in modo più o meno evidente: spesso non ce ne rendiamo neppure conto. Di qui l’importanza di riconoscerla e neutralizzarla.
Il fenomeno è prodotto da “micro stressori” a cui siamo quotidianamente esposti e che riguardano piccoli problemi – dagli arretrati sul lavoro alle difficoltà a far quadrare i conti dell’economia familiare – apparentemente marginali, ma che accumulandosi producono nel tempo gravi conseguenze psicologiche, annientando il nostro benessere.
Per quanto riguarda le conseguenze fisiche, infatti, il microstress produce effetti simili a quelli dello stress cronico: disturbi del sonno, stanchezza, mancanza di energia, aumento di peso, pressione sanguigna elevata, maggiore vulnerabilità al rischio di malattie cardiache e ictus, ansia e depressione. E, secondo gli ultimi studi scientifici, una netta accelerazione del processo di invecchiamento.
Una nuova ricerca è giunta infatti alla conclusione che ridurre il livello di stress quotidiano aiuta a combattere l’invecchiamento biologico. Un’équipe di scienziati guidata dal professor Vadim Gladyshev, della Harvard Medical School, insieme ai colleghi della Duke University, ha rilevato e misurato i cambiamenti nell’età biologica negli esseri umani e nei topi in risposta a varie situazioni di stress.
Come spiegano gli stessi ricercatori in un articolo sulla rivista Cell Metabolism, i dati “hanno rivelato la natura dinamica dell’età biologica: lo stress può innescare un rapido aumento del processo di invecchiamento, che può però essere invertito”. In altre parole, “la capacità di riprendersi dallo stress può essere un fattore determinante per la longevità”.
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