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Fisco

Rimborso 730: il datore di lavoro si può rifiutare di pagarlo in busta paga? La risposta non è scontata

Con il Modello 730 con sostituto d’imposta, è il datore che deve effettuare le operazioni di conguaglio, come anticipare la cifra a rimborso.

Se la Dichiarazione dei Redditi viene presentata tramite Modello 730 con sostituto d’imposta, è il datore di lavoro che deve provvedere alle trattenute in busta paga oppure all’anticipo del rimborso.

Il datore ha l’obbligo di versare il rimborso IREPF ai propri dipendenti (Ilovetrading.it)

Nell’ipotesi specifica del rimborso 730, esso va corrisposto dal datore di lavoro, tranne in alcuni casi eccezionali. Quello del datore, tuttavia, è solo un anticipo, perché recupererà l’importo scontandolo dalle imposte dovute per i dipendenti. In particolare, il datore recupera le somme versare con le ritenute IRPEF relative alla retribuzione dei lavoratori del mese successivo a quello di erogazione del rimborso.

Il datore, dunque, non può sottrarsi al pagamento del rimborso IRPEF al contribuente lavoratore dipendente che ha inviato il Modello 730.

La normativa contempla, però, un’eccezione nell’ipotesi di incapienza. Si tratta di una situazione che si verifica quando la cifra dei rimborsi che dovrebbero essere accreditati è maggiore di tutte le ritenute IRPEF da applicare.

Se il datore di lavoro è incapiente, è autorizzato a versare un rimborso di entità minore, pagando, poi, le somme residuali nei mesi seguenti. Nel caso in cui, tuttavia, devono essere pagati più rimborsi perché vari dipendenti sono a credito, il datore, pur essendo incapiente, è obbligato ad accreditare a tutti i lavoratori la stessa percentuale di rimborso.

Datore di lavoro che non paga il rimborso IRPEF: cosa fare per non perdere i soldi?

Il datore di lavoro non può evitare di riconoscere il rimborso IRPEF ai suoi dipendenti. Se è incapiente (cioè l’importo a credito è superiore di quello delle ritenute), però, potrebbe non rimborsare alcune somme.

Cosa fare se il datore non procedere con l’accredito del rimborso Irpef? (Ilovetrading.it)

Gli importi non rimborsati devono essere specificati nella Certificazione Unica di fine anno e il dipendente avrà due opzioni:

  1. attendere la Dichiarazione dei Redditi dell’anno seguente e richiedere il rimborso non ricevuto;
  2. richiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate. La domanda va inviata all’Ufficio territoriale competente, allegando una dichiarazione del datore di lavoro che certifica l’incapienza e l’ammontare non ancora versato al dipendente. Quest’ultimo ha 48 mesi di tempo per inoltrare la richiesta.

In ogni caso, tutti i lavoratori che hanno diritto al rimborso IRPEF e che ricevono il rifiuto al pagamento dal proprio datore dovrebbero rivolgersi ad un esperto, come l’Ispettorato del Lavoro o un avvocato.

Solo per i dipendenti che hanno contratti di lavoro domestico (per esempio, colf e badanti) non sussiste l’obbligo per il datore di provvedere al rimborso IRPEF in busta paga; in tal caso, infatti, l’operazione sarà effettuata direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Ricordiamo, infine, che le somme vengono accreditate nella busta paga di luglio, oppure tra agosto e novembre. La data varia a seconda del momento in cui è stata inviata la Dichiarazione dei Redditi.

Antonia Festa

Sono una giurista, grande appassionata del mondo classico, di letteratura, politica, musica, teatro e cinema, divoratrice di serie TV. Sono socia di una compagnia di teatro amatoriale e ho curato la sezione 'Intrattenimento' per un giornale online, recensendo film e spettacoli televisivi e teatrali. Attualmente, lavoro come web content writer, occupandomi soprattutto di temi di natura previdenziale ed economica, che mi permettono di coltivare e approfondire il mio interesse per il diritto.

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