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In pensione con 15 anni di contributi: ancora possibile oggi con la legge Dini

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Antonia Festa

La Legge Dini offre numerose agevolazioni per accelerare le tempistiche di pensionamento e smettere di lavorare con requisiti più favorevoli.

La Legge Dini del 1995 è una delle principali riforme dell’ordinamento pensionistico perché ha previsto il cambiamento dal sistema retributivo a quello contributivo, per il calcolo della pensione.

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La Legge Dini prevede vari strumenti di pensione anticipata (Ilovetrading.it)

In base al metodo retributivo, l’assegno si determina con riferimento alle ultime retribuzioni percepite, alle quali si aggiunge una percentuale derivante dall’anzianità contributiva maturata. Si tratta del sistema più vantaggioso perché assicura che la pensione sia proporzionata allo stipendio.

Il metodo contributivo, invece, calcola la pensione sui contributi versati durante tutta la carriera, a cui applica un coefficiente di rivalutazione annuale. La prestazione, dunque, è proporzionale alla contribuzione, ma è svantaggiosa per chi ha avuto una carriera discontinua e stipendi non altissimi.

Ma non si tratta dell’unica innovazione della Legge Dini.

La Riforma ha introdotto due strumenti che consentono l’uscita anticipata dal mondo lavorativo: la pensione a 64 anni con 20 anni di contributi e la pensione a 71 anni.

La prima misura di pensionamento anticipato è riservato esclusivamente a coloro che possiedono i seguenti requisiti:

  • 64 anni di età;
  • 20 anni di contributi versati tutti prima del 1996 solo nella Gestione Separata;
  • importo della pensione uguale o superiore a 2,8 volte l’Assegno sociale, che, per il 2023, è di 503,27 euro.

Dall’analisi dei presupposti, si intuisce che si tratta di uno strumento adatto a chi ha stipendi molto ricchi.

La pensione a 71 anni, invece, è destinata solo ai cd. contributivi puri, cioè coloro che hanno cominciato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996. Consente l’uscita con almeno 5 anni di versamenti previdenziali e, quindi, è molto utile per coloro che non hanno un’elevata anzianità contributiva.

La pensione con 15 anni di contributi conviene? Tutta la verità

La Legge Dini permette ad alcuni lavoratori di beneficiare dell’Opzione contributiva, che permette di andare in pensione anche con soli 15 anni di contribuzione e, quindi, anche a coloro che non possiedono tutti i requisiti per la prestazione di vecchiaia.

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Con la Legge Dini si può smettere di lavorare con 15 anni di contributi (Ilovetrading.it)

Attenzione, però, perché, oltre ai 15 anni di contribuzione, la normativa prevede che debbano ricorrere anche altre condizioni. In particolare:

  • avere contributi accreditati entro il 31 dicembre 1995, ma non più di 18 anni;
  • possedere almeno 5 anni di contribuzione dopo il 1° gennaio 1996.

La Legge Dini stabilisce anche dei benefici per le donne lavoratrici, tra cui lo sconto anagrafico per la pensione di vecchiaia nella misura di 4 mesi per ciascun figlio, fino a un massimo di 12 mesi.

Le lavoratrici madri che rientrano nel sistema contributivo, dunque, possono usufruire della pensione di vecchiaia con 20 anni di contribuzione e la seguente età:

  • 66 anni e 8 mesi di età, con un figlio;
  • 66 anni e 4 mesi di età, con 2 figli;
  • 66 anni, con 3 o più figli.

Tali benefici, tuttavia, non valgono per chi decide per l’Opzione contributiva.

La normativa, infine, prevede l’opzione mista per la pensione anticipata, per coloro hanno almeno un contributo accreditato entro il 31 dicembre 1995. I beneficiari possono optare per la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contribuzione, per gli uomini, e con 41 anni e 10 mesi, per le donne, a prescindere dall’età anagrafica.

In quest’ipotesi, l’importo dell’assegno pensionistico viene determinato con il sistema misto, cioè con il metodo retributivo fino al 31 dicembre 1995 e con quello contributivo dal 1° gennaio 1996.

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