Il pignoramento della casa è la peggior situazione che puoi trovarti davanti quando hai dei debiti. Ne arriveranno sempre di più in futuro.
Quando un contribuente non paga i propri debiti nei confronti di un soggetto pubblico o privato può subire il pignoramento dei beni. Questa misura viene applicata spesso alla casa del contribuente e con le recenti novità questa cosa può accadere più spesso.
Il problema dei debiti è qualcosa di cui non ci si libera facilmente. Dopo aver contratto un debito un contribuente ha un certo periodo di tempo per poterlo restituire con eventuali interessi allegati. Nel caso in cui un debito non dovesse essere pagati si agisce in modi diversi a seconda che questi debiti siano contratti con privati o con lo Stato, ma con il medesimo fine: portare il debitore a pagare quanto dovuto. Se il debitore non intende o non può pagare con il denaro quanto deve al creditore la legge prevede una forma di coercizione nel pagamento.
Questa arriva nella forma del pignoramento, ovvero del sequestro e della vendita forzata dei beni del debitore per utilizzare il ricavato per ripagare il debito. Questa misura deve essere imposta da un giudice e può essere applicata in varie forme. Tra le più comuni ci sono il pignoramento di un bene come la casa o l’automobile, a seconda di quanto alto sia il debito in questione. Un secondo modo è quello di pignorare il conto corrente e/o lo stipendio del debitore. Se questo è il caso ogni volta che arriva una mensilità dello stipendio o un’entrata di qualche tipo una parte viene detratta e destinata al pagamento del debito.
Quest’anno, in seguito alla riforma Cartabia del 2022, i casi in cui si applicano i pignoramenti sono aumentati. L’ex ministra della Giustizia è intervenuta sul processo esecutivo che regola la ricerca telematica dei beni oggetto del pignoramento per rendere il procedimento più efficiente.
Il creditore può quindi richiedere all’ufficio giudiziario di controllare attraverso l’incrocio di più banche dati i beni del debitore che può e vuole aggredire con il pignoramento confermato.
Questo sistema è nato da un accordo del Ministero della Giustizia con l’Agenzia delle Entrate, che fornisce l’accesso alle banche dati di cui ha bisogno per controllare quali sono i beni pignorabili. Il principio è lo stesso che permette all’algoritmo di controllo dell’Agenzia delle Entrate di confrontare i dati con quelli dell’anagrafe giudiziaria.
Altre leggi più severe riguardanti il pignoramento riguardano quello sui conti correnti. Le somme sottratte mensilmente dal conto corrente fino all’esaurimento del debito contratto quando viene pignorato il conto corrente dipende dall’assegno sociale, che nel 2023 è aumentato a 503,27 euro.
In particolare il pignoramento può essere impostato per una somma non superiore al doppio dell’assegno sociale. Quindi quando viene pignorato lo stipendio di un cittadino il giudice non può disporre un pignoramento mensile superiore a 1.006,54 euro al mese. Per il conto corrente, invece, il massimo oltre al quale non è possibile pignorare è 1.404,30 euro.
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