Quante volte litighiamo con qualcuno e gli diciamo brutte parole? Possono chiederti risarcimenti enormi: ecco cosa non devi mai dire.
Certe volte ci riesce davvero difficile tenere a freno la lingua. Sia nel corso di una discussione dal vivo, che al telefono, ci viene di dire una qualunque e anche di augurare una brutta sorte. Quello che diciamo però può farci avere guai seri con la legge: ecco cosa non dobbiamo proprio mai dire.
Ci sono volte in cui i litigi diventano davvero ingestibili, in cui è impossibile tenere a freno la lingua oppure le mani per scrivere messaggi di odio. La rabbia, il dolore, la frustrazione, ci portano a dire e scrivere cose anche pesanti, che magari non pensiamo. L’istinto ci può portare ad augurare il male, la morte, a una persona che ci sta facendo soffrire. Ma a tutto questo c’è un limite, che è imposto dalla legge. Ci sono cose infatti che non possiamo assolutamente né dire né scrive, la pena potrebbe essere un lauto risarcimento.
Questa pratica, detta “hate spech” ovvero augurare il male può essere un problema se va a ledere la dignità e l’onore della persona. Questo non vuol dire che ci basta dire brutte parole a qualcuno per far scattare un reato e la richiesta di risarcimento. L’odio è comunque un sentimento, qualcosa di istintivo che ci può portare a dire cose che magari non pensiamo in quel momento, ma ci devono essere dei limiti. Una recente sentenza del Tribunale di Ferrara però esplora bene quello che deve essere il confine tra la libertà d’espressione dell’individuo e l’insulto, ovvero il reato.
La sentenza del Tribunale di Ferrara chiarisce un limite molto difficile da mantenere. Scatta nel momento in cui un utente ha chiesto un risarcimento a un altro per un commento ritenuto offensivo, postato su Facebook. Secondo i giudici in questo caso il commento, anche se poco carino e offensivo, non era lesivo della dignità e della reputazione per cui non era reato e non poteva far scattare la richiesta di risarcimento danni. Ma quando lo è?
Augurare il male a qualcuno non è un reato, non è diffamazione e nemmeno minaccia. Se una frase, pronunciata o scritta, in cui si augura la morte di una persona è solo ipotetica e non un’azione che realmente si vuole compiere, non c’è reato. In pratica solo se quello che diciamo lede la moralità personale o professionale di una persona può essere un reato. E soprattutto ci deve essere la diffusione della diffamazione con altre persone per far scattare la richiesta di risarcimento.
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