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Tutti pazzi per Shein, ma come funziona davvero il colosso della moda low cost? Tutto quello che c’è da sapere

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Karola Sicali

Negli ultimi anni Shein è diventato un colosso del “fast fashion”. Ma cosa si nasconde dietro l’app di moda low cost più famosa al mondo?

È innegabile che negli ultimi anni Shein abbia rivoluzionato nel profondo il mondo della moda rendendo accessibili a tutte capi che somigliano ai brand più altisonanti ma con prezzi pressoché irrisori. Ma non solo. Grazie, infatti, all’ottima strategia di fidelizzazione dei clienti, oltre alle etichette digitali davvero basse e allentanti, il costo finale del carrello può scendere anche di ben 20/30 euro per via degli sconti e ai punti.

Cosa si nasconde dietro Shein
Shein oggi è un caposaldo della fast fashion – (Foto Facebook @shein) – Ilovetrading.it

Ogni giorno, infatti, il check-in Shein regala dei punti che si tramutano in centesimi in meno quando si procede con l’acquisto. Giusto per rendere l’idea, se si hanno 1000 punti, questi equivalgono a 10 euro di sconto in più sul totale. Ecco perché, tra le altre cose, gli acquisti sull’app di moda low cost cinese sono sempre massicci ed esagerati. Anche se la qualità non è sempre delle migliori, la convenienza esagerata neutralizza tutto il resto.

E poi ormai su Shein si può trovare davvero di tutto. Dai vestiti alle scarpe, dagli abiti da sposa ai trucchi fino alla cancelleria e agli accessori per la casa, tutto finisce nel calderone di Shein, che ha repentinamente scalato le vette dell’app più scaricate dagli utenti perfino negli Stati Uniti. Ma cosa si nasconde davvero dietro il colosso della moda low cost?

Tutta la verità su Shein: Milena Gabanelli fa il punto della situazione

Giornalista ora del ‘Corriere della Sera‘, per il giornale meneghino Milena Gabanelli ha curato un’inchiesta alla scoperta di Shein, il colosso cinese che in pochissimo tempo decuplicato i suoi profitti prendendo ben il 50% del mercato globale e solo nel 2022 ha raggiunto quasi un fatturato pari a 60 miliardi di dollari. Ma non è tutto oro quel che luccica. Ogni giorno, infatti, vengono caricati ben 6.000 nuovi prodotti sull’app, ma questa offerta continua ed inebriante è il frutto dello sfruttamento della manodopera minorile.

Cosa si nasconde dietro Shein
Per mantenere gli altissimi ritmi di produzione, Shein sfrutta la manodopera minorile – Ilovetrading.it

Come ha sottolineato la Gabanelli “da un rapporto di Bloomberg del 2022, le magliette di cotone vendute da Shein provengono dal lavoro forzato della minoranza Uiguri dello Xinjiang“. Regione al Nordovest della Cina, lo Xinjiang è uno dei maggiori produttori di cotone al mondo lavorato poi dalla minoranza musulmana sistematicamente oppressa e perseguitata dal governo cinese. “Devono produrre 500 capi al giorno e la paga è di 4 centesimi a capo lavorando per 17 ore al giorno”, ha sottolineato ancora la giornalista.

Ma oltre alla piaga dello sfruttamento del lavoro, anche l’impatto ambientale è devastante. Giusto per rendere l’idea, per realizzare una sola maglietta di cotone in media sono necessari 2.700 litri d’acqua. Il cotone, infatti, è un materiale che ha bisogno di tanta acqua, specialmente se proviene dalle produzioni intensive che ha bisogno di un’irrigazione pressoché costante. E anche gli altri processi di lavorazione, ovvero sgusciamento, tintura, filatura, rifinitura hanno bisogno di tantissima acqua insieme a “fertilizzanti chimici e diserbanti che vengono assorbiti dal terreno e inquinano le falde“.

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