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Perchè la salute mentale deve essere messa tra le priorità europee

La salute mentale è ormai diventato un punto cardine della ripresa sanitaria dell’Unione Europea, che ne ha riconosciuto l’importanza fondamentale in seguito al periodo Covid. In questo articolo, capiremo perché deve rimanere tra le priorità europee.

Qualche mese fa la Commissione Europea ha presentato un nuovo approccio globale alla salute mentale, mettendo di fatto al primo posto questo importante aspetto della sanità. Una risposta alle sfide poste dalla pandemia di Covid19, che ha avuto un fortissimo impatto psicologico, specialmente tra i giovani europei. Tuttavia, metà dei bisogni dei giovani pazienti risulta non aver avuto un adeguato supporto sanitario: la pandemia ha dunque accentuato le disuguaglianze in termini di salute mentale.

La salute mentale come priorità tra le politiche europee – ilovetrading.it

I politici, insomma, stanno cominciando a riconoscere l’effettiva importanza che la salute mentale dovrebbe avere, impegnandosi nel ricercare una strategia globale che abbia l’obiettivo di affrontare e ridurre il carico socioeconomico associato ai problemi sanitari legati ad essa.

La salute mentale come diritto umano fondamentale

Già nel 2020, il Parlamento Europeo aveva riconosciuto la salute mentale come un diritto umano fondamentale, evidenziando la necessità di conferirle un posto di primo ordine, in modo da poter costruire un’ Europa più robusta e garantire una ripresa più sostenibile. Ma anche nell’ambito della salute mentale vi è la presenza di forti disuguaglianze legate a fattori socioeconomici: a soffrirne di più sono, di conseguenza, disoccupati, ma anche giovani, bambini, anziani, persone con disabilità, migranti, rifugiati e tutta quella fascia di popolazione più vulnerabile.
A tal proposito, è chiaro come la presenza di politiche specificatamente dedicate siano fondamentali per far fronte a tale situazione, ed è ancora più importante promuovere e monitorare la salute mentale anche in strutture quali scuole e luoghi di lavoro.

L’Unione Europea lavora a politiche che garantiscano supporto psicologico

Un altro disagio esacerbato dalla pandemia è rappresentato dallo smartworking, che, sebbene offra diversi risvolti positivi, primo fra tutti la flessibilità, si è riscontrato come possa effettivamente portare ad un sovraccarico di sfruttamento e stress, causati della mancanza di una separazione netta tra l’orario di lavoro e la vita privata. Non solo: il lockdown ha anche portato a livelli preoccupanti di isolamento, violenza domestica e precarietà lavorativa. Un altro obiettivo è dunque l’integrazione prioritaria di una giusta e adeguata risoluzione dei problemi legati alla salute mentale in tutte le politiche attive, con un focus particolare sulle cure ospedaliere, sull’assistenza primaria locale e su tutti i servizi di supporto.

In sintesi, sono necessarie leggi che abbiano come fine ultimo il benessere psicologico in tutti i livelli sociali e che quindi garantisca percorsi informativi e di supporto in tutti gli organi scolastici e luoghi di lavoro, oltre che negli ambienti famigliari. Una sfida importantissima che l’Europa sta gradatamente affrontando ma della quale si è preso finalmente coscienza.

Silvia Talarico

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