Chi pensa che i BOT siano solo un ricordo del passato, potrebbe restare sorpreso. Nel luglio 2025 tornano in primo piano, ma in un mondo dove i conti deposito fanno a gara a chi offre di più. In mezzo a promozioni bancarie aggressive e tassi ballerini, la vera domanda è: cosa conviene davvero? Un confronto che non si risolve in fretta, ma che vale la pena osservare da vicino, soprattutto quando i numeri iniziano a fare la differenza.
Guardando le cifre sui rendimenti e ascoltando i segnali del mercato, si intuisce che qualcosa si sta muovendo. I BOT non sono più quelli trascurabili di un tempo, ma nemmeno l’unica scelta logica per chi ha della liquidità da mettere al sicuro. In questo clima di apparente tranquillità finanziaria, le banche si fanno più competitive e offrono alternative credibili e remunerative.
Eppure, il fascino dei titoli di Stato non è svanito: resta vivo in chi cerca stabilità, zero sorprese e un rendimento garantito, seppur più modesto. L’interrogativo si fa quindi più sottile: è il momento di tornare a fidarsi del Tesoro, oppure di continuare a esplorare il mondo sempre più affollato delle offerte bancarie?
Nel mese di giugno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato una nuova tranche di BOT semestrali, con scadenza fissata per la fine di novembre. Il rendimento lordo si è fermato all’1,95%, mentre quello netto, dopo tasse, è sceso all’1,463%. Un dato che conferma la discesa dei tassi, visto che solo pochi mesi fa si sfioravano rendimenti vicini al 2,5%. Un segnale chiaro: il contesto sta cambiando, e i titoli di Stato si adeguano.
Nel frattempo, il Tesoro ha messo in calendario due nuove emissioni per luglio, entrambe annuali. La prima il 10 luglio, con scadenza esattamente un anno dopo. La seconda alla fine del mese, il 29 luglio, con scadenza il 31 luglio 2026. Niente BOT trimestrali o semestrali in vista: il Tesoro punta a emissioni più stabili, a conferma di una strategia che privilegia la programmazione piuttosto che la reattività.
Il meccanismo delle aste resta quello consueto, con gli operatori che propongono il rendimento desiderato e il Tesoro che decide quanto accogliere. In caso di forte richiesta, è prevista anche una piccola quota aggiuntiva. Ma nel frattempo cresce l’attenzione per ciò che il mercato bancario propone in parallelo. E non è poco.
In un mondo dove i tassi dei BOT sono in calo, i conti deposito vincolati giocano la loro partita. A luglio 2025, le offerte più interessanti toccano anche il 3,25% lordo su 12 mesi, con un netto che può arrivare al 2,4%. Alcune promozioni superano persino queste soglie, generando guadagni rilevanti per chi decide di immobilizzare il capitale, anche solo per un anno.
I conti correnti remunerati, invece, offrono tassi più instabili e legati a promozioni per nuovi clienti. Alcuni arrivano fino al 2,75% lordo, ma la durata è spesso limitata e le giacenze remunerabili non superano certe soglie. Ottimi per brevi periodi, meno convincenti se si cerca una strategia a medio termine.
Infine, ci sono i conti deposito non vincolati, che offrono una via di mezzo tra libertà e guadagno. I rendimenti, seppur leggermente inferiori, si mantengono comunque superiori ai BOT annuali, con netti intorno al 2,2%. Una soluzione adatta a chi vuole restare flessibile senza rinunciare a una buona remunerazione della liquidità.
In fondo, la scelta tra BOT e conti bancari non ha una risposta unica. Dipende da priorità personali, orizzonte temporale e propensione al rischio.
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