Dal 1° gennaio 2026 il costo dei ritardi previdenziali si riduce. Scende all’1,6% il tasso di interesse applicato ai contributi INPS versati oltre i termini e ai pagamenti tardivi di pensioni, assegni e TFS. Una revisione che incide su imprese, lavoratori e pensionati, con effetti concreti sui rapporti con l’ente previdenziale.
Il tema degli interessi legali torna centrale nel sistema previdenziale italiano. Con l’avvio del 2026, il nuovo tasso fissato all’1,6% annuo modifica l’equilibrio tra obblighi contributivi, sanzioni civili e diritti dei beneficiari delle prestazioni.

La riduzione, formalizzata dall’INPS con un atto di prassi successivo al decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze di dicembre 2025, incide sia sui contributi previdenziali versati in ritardo sia sulle pensioni e prestazioni INPS corrisposte oltre la decorrenza dovuta, come il TFS e il TFR.
Il nuovo tasso di interesse legale e gli effetti sui contributi INPS
Dal 1° gennaio 2026 il saggio degli interessi legali applicato ai rapporti previdenziali passa dal 2% all’1,6%. La normativa consente al Ministro dell’Economia di aggiornare il tasso in base al rendimento medio dei titoli di Stato a breve termine e all’andamento dell’inflazione, ed è proprio questo meccanismo ad aver determinato la revisione al ribasso dopo l’incremento entrato in vigore nel 2025.
Per imprese e lavoratori, la riduzione produce effetti immediati sui contributi INPS pagati in ritardo. In particolare, il nuovo tasso incide sulle ipotesi in cui la legge consente la riduzione delle sanzioni civili fino alla misura degli interessi legali. Si tratta dei casi legati a incertezze normative oggettive, a fatti dolosi di terzi o a situazioni di crisi aziendale, a condizione che il datore di lavoro versi integralmente i contributi dovuti.
Dal 2024 rientra nello stesso perimetro anche il mancato o ritardato pagamento dei contributi derivante da contrasti giurisprudenziali o amministrativi sull’obbligo contributivo, successivamente riconosciuto in sede giudiziale o amministrativa. In queste situazioni, se il versamento avviene entro i termini fissati dall’Istituto, l’INPS applica gli interessi legali ex articolo 1284 del codice civile, che dal 2026 risultano pari all’1,6%. Per le esposizioni debitorie già pendenti a quella data, il calcolo degli interessi segue invece i tassi in vigore nei diversi periodi, secondo il principio della decorrenza temporale.
Pensioni, TFS e prestazioni: cosa succede in caso di ritardo
La riduzione del tasso non riguarda solo chi paga in ritardo, ma anche chi riceve le prestazioni INPS oltre i termini previsti. Dal 1° gennaio 2026, il ritardato pagamento delle pensioni, degli assegni e delle prestazioni di fine servizio e fine rapporto genera interessi calcolati al nuovo tasso dell’1,6%.
Questo significa che, in caso di slittamento rispetto alla prima data utile di decorrenza, l’INPS riconoscerà interessi più bassi rispetto al passato. Il cambiamento assume rilievo soprattutto per i pensionati e per i dipendenti pubblici in attesa del TFS, per i quali i tempi di pagamento rappresentano spesso un elemento critico nella pianificazione finanziaria personale.
Nel complesso, il nuovo quadro ridisegna il costo del tempo nei rapporti previdenziali. Da un lato, diminuiscono gli oneri per chi regolarizza tardivamente i contributi; dall’altro, si riducono gli interessi spettanti ai beneficiari delle prestazioni pagate in ritardo. Una modifica tecnica, ma con effetti pratici rilevanti, che dal 2026 incide in modo diretto sulla gestione quotidiana dei rapporti con l’INPS.






