La Banca centrale europea sceglie ancora la linea della cautela. A febbraio 2026 i tassi restano invariati, con l’inflazione che si avvicina al target e un contesto globale carico di incognite economiche e geopolitiche.
Con la decisione di febbraio, i tassi BCE restano sugli stessi livelli fissati nella precedente riunione: il tasso sui depositi si attesta al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e il tasso sui prestiti marginali al 2,4%. La BCE non interviene sul costo del denaro ormai da giugno 2025, dopo una fase di allentamento graduale che aveva caratterizzato l’anno precedente. Lagarde sottolinea anche l’unanimità del Consiglio direttivo, rafforzando l’idea di una linea condivisa e compatta.
Sul fronte economico, Francoforte osserva una realtà fatta di equilibri fragili. Da un lato, l’area euro mostra elementi di tenuta come la bassa disoccupazione, l’andamento dei salari che sostiene i consumi interni e bilanci privati giudicati solidi. A questi fattori si aggiungono gli investimenti in infrastrutture, digitale e difesa, che offrono un contributo alla domanda aggregata. Dall’altro lato, la BCE mantiene alta l’attenzione su un quadro internazionale complesso, segnato da crisi geopolitiche, da un clima di tensioni sui dazi commerciali e dal rafforzamento dell’euro, elementi che rischiano di penalizzare l’export e rallentare la ripresa.
I dati su inflazione e PIL spiegano perché la BCE preferisce non affrettare nuove mosse. La crescita del quarto trimestre 2025 si ferma allo 0,3%, con il settore dei servizi come principale motore e segnali di ripresa che emergono anche da manifattura e costruzioni. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione flash scende all’1,7% a gennaio, in calo rispetto al 2,0% di dicembre, mentre l’inflazione di fondo resta stabile e coerente con il target del 2%. In questo contesto, la BCE non vede l’urgenza di ulteriori tagli dei tassi, preferendo attendere una stabilizzazione duratura dell’inflazione sotto la soglia-obiettivo.
La scelta di mantenere i tassi invariati assume un significato pratico per famiglie e imprese. Chi ha un mutuo a tasso variabile non registra cambiamenti immediati, mentre chi pianifica investimenti o finanziamenti deve fare i conti con un costo del credito che resta stabile. Per i mercati, il messaggio di Lagarde appare chiaro: la Banca centrale europea continuerà a decidere riunione dopo riunione, guidata dai dati e non da promesse anticipate, in un equilibrio costante tra controllo dei prezzi e sostegno all’economia reale.
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