Ridurre l’orario di lavoro senza perdere contributi pensionistici e con una busta paga più alta. La nuova Legge PMI 2026 introduce un part-time agevolato pensato per i lavoratori vicini alla pensione e collegato all’assunzione di giovani under 34. Lo Stato interviene con contributi figurativi e incentivi fiscali per favorire il ricambio generazionale nelle piccole e medie imprese.
Pensioni, mercato del lavoro, ricambio generazionale e incentivi contributivi tornano al centro della politica economica. La nuova Legge annuale per le PMI 2026, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce una misura sperimentale dedicata alle piccole e medie imprese del settore privato.
L’obiettivo riguarda due fronti della stessa strategia: accompagnare i lavoratori senior verso la pensione e aprire spazi occupazionali per i giovani. Il meccanismo, disciplinato dall’articolo 6, si basa sulla cosiddetta staffetta generazionale. Il lavoratore riduce l’orario di lavoro con un contratto part-time incentivato, mentre l’azienda assume contemporaneamente un giovane under 34 con contratto stabile. Nel frattempo interviene lo Stato attraverso l’INPS, che tutela i contributi pensionistici e alleggerisce il peso dei versamenti in busta paga. Il risultato combina flessibilità lavorativa, maggiore reddito netto e ingresso di nuove competenze nelle imprese.
La misura sperimentale si applica nel biennio 2026-2027 e riguarda esclusivamente le aziende private con non più di 50 dipendenti. Il lavoratore interessato deve avere un contratto a tempo pieno e indeterminato e deve trovarsi vicino al raggiungimento dei requisiti pensionistici. In particolare, la norma riguarda chi maturerà i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro il 1° gennaio 2028.
La platea dei potenziali beneficiari include lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle gestioni sostitutive oppure alla gestione separata INPS, con anzianità contributiva maturata prima del 1° gennaio 1996. La misura esclude chi percepisce già un trattamento pensionistico. Nel calcolo dei requisiti pensionistici è possibile cumulare i periodi contributivi non coincidenti nelle diverse gestioni INPS secondo le regole della totalizzazione previste dalla legge 228/2012.
Il percorso inizia con una domanda presentata all’INPS, che verifica i requisiti pensionistici e rilascia una certificazione. Dopo questa verifica il lavoratore e il datore di lavoro possono sottoscrivere un accordo scritto che stabilisce la trasformazione del contratto da tempo pieno a part-time agevolato. La riduzione dell’orario deve restare compresa tra il 25% e il 50% dell’orario ordinario. Le ore di lavoro possono distribuirsi con una certa flessibilità, ad esempio concentrando l’attività su alcuni giorni della settimana oppure riducendo stabilmente la giornata lavorativa, nel rispetto dei contratti collettivi applicati dall’azienda.
La trasformazione del contratto non costituisce un diritto automatico del lavoratore. La legge richiede infatti il consenso del datore di lavoro e quindi un accordo tra le parti.
Il beneficio economico per il dipendente si sviluppa su due livelli. Da un lato la norma prevede l’esonero totale dalla quota contributiva IVS a carico del lavoratore, fino a un massimo di 3.000 euro l’anno. In pratica la parte di contributi che normalmente verrebbe trattenuta dalla busta paga resta nelle tasche del dipendente e aumenta il reddito netto mensile.
Dall’altro lato interviene la contribuzione figurativa. Lo Stato copre i contributi relativi alle ore non lavorate a causa del part-time, come se il lavoratore avesse continuato a lavorare a tempo pieno. Questo meccanismo protegge il futuro assegno pensionistico e impedisce che la riduzione dell’orario produca una diminuzione dell’importo della pensione.
Il sistema prevede anche un obbligo preciso per l’azienda. Ogni volta che un lavoratore senior accede al part-time agevolato, il datore di lavoro deve assumere contemporaneamente un giovane under 34 con contratto a tempo pieno e indeterminato. L’assunzione deve avvenire nello stesso momento della trasformazione del contratto del lavoratore senior. Per il nuovo assunto l’azienda può utilizzare le agevolazioni contributive già previste dalla normativa, tra cui il bonus under 35 introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, che consente un esonero contributivo fino a 500 euro mensili per 24 mesi se il lavoratore non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato.
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