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Poste punta su TIM: nasce il maxi polo pubblico da 26,9 miliardi

Un’operazione da 10,8 miliardi che può ridisegnare il mercato italiano delle telecomunicazioni e dei servizi digitali. Poste Italiane lancia un’OPAS totalitaria su TIM con l’obiettivo di creare un grande gruppo integrato sotto controllo pubblico.

Il tema delle offerte pubbliche di acquisto e scambio, della governance pubblica e delle infrastrutture digitali strategiche torna centrale nel dibattito economico. L’operazione si inserisce in una fase in cui la sovranità tecnologica e la gestione dei dati diventano leve fondamentali per imprese e pubblica amministrazione.

Poste punta su TIM: nasce il maxi polo pubblico da 26,9 miliardi (Ilovetrading.it)

Il nuovo gruppo, se l’operazione verrà completata entro il 2026, potrebbe diventare uno dei principali player europei, con dimensioni rilevanti e una presenza capillare sul territorio. Il progetto si fonda su sinergie industriali e su una struttura proprietaria che vede lo Stato italiano in posizione dominante.

OPAS su TIM: struttura dell’offerta e impatto sul mercato

L’operazione si configura come un’OPAS, cioè un’offerta pubblica di acquisto e scambio. A differenza di una tradizionale OPA, prevede una componente mista: denaro e azioni. Gli azionisti TIM che aderiranno riceveranno infatti sia una quota in contanti sia nuove azioni Poste, entrando così nel capitale del gruppo combinato.

Il corrispettivo complessivo si attesta a 0,635 euro per azione TIM, composto da una parte cash di 0,167 euro e da una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie Poste per ogni azione conferita. Il prezzo incorpora un premio del 9,01% rispetto alla quotazione del 20 marzo 2026. Le sinergie stimate da Poste ammontano a 700 milioni annui, grazie all’ottimizzazione delle strutture, dei sistemi informativi e della gestione finanziaria.

La combinazione tra la partecipazione del Ministero dell’Economia e quella di Cassa Depositi e Prestiti porterebbe lo Stato italiano a detenere oltre il 50% del nuovo gruppo. Questo assetto garantirebbe una governance stabile e un orientamento strategico di lungo periodo.

Per le imprese clienti di TIM, l’impatto immediato resta limitato. I contratti e i servizi continuano senza modifiche nel breve periodo. Tuttavia, nel medio termine, l’integrazione con Poste potrebbe ridefinire l’offerta, creando un unico interlocutore per connettività, cloud, pagamenti digitali e logistica.

L’amministratore delegato Matteo Del Fante ha chiarito che TIM manterrà il proprio brand e la propria organizzazione, almeno nella fase iniziale. L’obiettivo dichiarato punta alla costruzione di una piattaforma nazionale per infrastrutture critiche, capace di sostenere la digitalizzazione del Paese e garantire maggiore controllo sui dati.

In uno scenario concreto, una PMI che oggi utilizza servizi separati per telecomunicazioni, pagamenti e logistica potrebbe, in futuro, accedere a un’offerta integrata attraverso un unico operatore. Questo rappresenta il cuore strategico dell’operazione: trasformare due grandi realtà in un sistema coordinato al servizio dell’economia italiana.

Il completamento dell’operazione resta subordinato alle autorizzazioni regolamentari e al successo dell’offerta. Solo allora sarà possibile misurare l’impatto reale di una delle più rilevanti operazioni industriali degli ultimi anni.

Angelina Tortora

Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il lettore nel disbrigo delle pratiche, dalle più semplici alle più complesse. Direttrice della testata giornalistica InformazioneOggi.it, impegnata in vari progetti editoriali e sociali. Profilo Linkedin

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