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Attualità

Pensione anticipata contributiva: la domanda respinta può diventare un’opportunità

Non sempre un rifiuto dell’INPS chiude definitivamente la strada verso la pensione. Nel sistema contributivo puro, anche uno o due anni in più possono cambiare radicalmente l’esito. 

Il sistema previdenziale italiano presenta meccanismi complessi, soprattutto per chi rientra nel regime contributivo puro. Si tratta dei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995, soggetti a regole più rigide rispetto al passato.

Pensione anticipata contributiva: la domanda respinta può diventare un’opportunità (Ilovetrading.it)

Molti contribuenti scoprono solo al momento della domanda che esiste una soglia minima da rispettare. Ed è proprio questo vincolo a bloccare numerose richieste presentate all’INPS. Tuttavia, una bocciatura non rappresenta necessariamente la fine del percorso previdenziale.

Pensione anticipata contributiva: perché una domanda può essere respinta

Per i contributivi puri, la pensione anticipata è accessibile già a 64 anni, a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contributi. Il vero ostacolo riguarda però l’importo minimo dell’assegno. Nel 2025, questa soglia si collocava intorno ai 1.616 euro mensili. Se la pensione calcolata risulta inferiore, l’INPS respinge la domanda. Lo stesso principio vale anche per la pensione di vecchiaia, seppur con requisiti meno stringenti.

Ripresentare la domanda a 65 o 66 anni: quando conviene davvero

Una domanda respinta può essere ripresentata negli anni successivi, anche con esito diverso. È il caso di chi, a 64 anni, non raggiunge la soglia minima ma si trova molto vicino al limite richiesto. Lavorare un anno in più consente di aumentare il montante contributivo e beneficiare di coefficienti di trasformazione più favorevoli. Di conseguenza, l’importo della pensione cresce.

Arrivare a 65 o 66 anni con 21 o 22 anni di contributi può fare la differenza. Anche un incremento contenuto può risultare decisivo per superare la soglia richiesta e ottenere finalmente l’accesso alla pensione. Nel sistema contributivo, ogni elemento incide sull’assegno finale. L’età più avanzata comporta coefficienti più elevati, mentre ulteriori anni di contribuzione aumentano il capitale accumulato. Questo significa che la pensione a 65 anni risulta più alta rispetto a quella a 64 anni, e cresce ulteriormente con più anni di versamenti. Si tratta di un meccanismo matematico che premia chi posticipa l’uscita dal lavoro, anche di poco.

Nel 2026, l’aumento dell’assegno sociale ha inciso direttamente sulle soglie di accesso. Con un valore salito a circa 546 euro mensili, il limite per la pensione anticipata contributiva si attesta intorno ai 1.638 euro al mese. Chi ha ricevuto un rifiuto dall’INPS non deve considerarlo definitivo. Se la differenza tra l’importo maturato e la soglia richiesta è contenuta, ripresentare la domanda dopo uno o due anni può portare a un esito positivo. Al contrario, se il divario resta elevato, può essere più strategico attendere ancora, ad esempio fino ai 67 anni, oppure valutare un ulteriore rinvio.

Angelina Tortora

Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il lettore nel disbrigo delle pratiche, dalle più semplici alle più complesse. Direttrice della testata giornalistica InformazioneOggi.it, impegnata in vari progetti editoriali e sociali. Profilo Linkedin

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