Nel primo trimestre 2026 emerge ancora una volta una distanza netta tra uomini e donne sugli importi delle pensioni. I nuovi assegni medi si fermano a 1.060 euro per le donne contro 1.534 euro per gli uomini, con un gap di 474 euro mensili. Un dato che conferma una tendenza strutturale del sistema previdenziale italiano.
I numeri dell’Osservatorio INPS raccontano molto più di una semplice differenza economica. Dietro il dato medio si nascondono carriere discontinue, retribuzioni più basse e tipologie di pensione differenti che incidono profondamente sugli importi finali. Il quadro che emerge nel 2026 rafforza una dinamica già nota, ma ancora lontana da una soluzione.
Secondo l’ultimo report dell’INPS, nel primo trimestre 2026 sono state liquidate 211.524 pensioni, con un importo medio pari a 1.285 euro mensili. Questo valore complessivo, però, nasconde una distanza marcata tra uomini e donne.
Le pensioni liquidate alle donne si fermano a una media di 1.060 euro, mentre quelle degli uomini raggiungono 1.534 euro. Il divario medio è quindi di 474 euro per ogni nuovo assegno, un dato che non solo conferma la tendenza degli anni precedenti, ma mostra anche un peggioramento rispetto al 2025, con una distanza aumentata di 74 euro mensili.
In termini percentuali, le pensioni femminili risultano inferiori del 30,9% rispetto a quelle maschili. Un dato che fotografa una disuguaglianza strutturale e persistente, già evidenziata nei precedenti monitoraggi e ora ulteriormente accentuata nel confronto sui nuovi trattamenti.
L’INPS invita comunque a leggere con cautela il confronto tra 2025 e 2026. Le 880.139 pensioni con decorrenza nel 2025 includono anche pratiche liquidate successivamente, fino al 2 aprile 2026, mentre i dati del primo trimestre 2026 considerano solo le pensioni chiuse entro la stessa data con decorrenza entro marzo. Nonostante questa differenza metodologica, il divario di genere resta evidente.
Le cause di questa distanza affondano nelle caratteristiche del mercato del lavoro. Le donne registrano più frequentemente carriere discontinue, con periodi di inattività o part-time che riducono la contribuzione complessiva. A questo si aggiungono retribuzioni mediamente inferiori rispetto a quelle maschili, con effetti diretti sull’importo della pensione.
Un altro elemento rilevante riguarda la tipologia dei trattamenti. Gli uomini accedono in misura maggiore alle pensioni anticipate, che presentano assegni medi più elevati. Nel primo trimestre 2026, agli uomini sono state riconosciute 38.314 pensioni anticipate con un importo medio di 2.203 euro, mentre alle donne ne sono andate 17.690 con una media di 1.829 euro.
Al contrario, tra le donne risulta più alta la presenza di pensioni ai superstiti, generalmente di importo inferiore. Questo squilibrio nella composizione dei trattamenti contribuisce ad ampliare ulteriormente il divario complessivo.
Il dato finale restituisce quindi una fotografia chiara: il sistema previdenziale riflette e amplifica le differenze maturate durante la vita lavorativa. Il risultato è un gap pensionistico che continua a penalizzare le donne, rendendo evidente come le dinamiche occupazionali incidano in modo diretto e duraturo anche dopo l’uscita dal lavoro.
Una semplice email con un nuovo codice PIN può sembrare una comunicazione di routine, ma…
Nel modello 730/2026 emerge un caso tutt’altro che raro: è possibile detrarre spese sanitarie già…
Non sempre un rifiuto dell’INPS chiude definitivamente la strada verso la pensione. Nel sistema contributivo…
La stretta sui familiari a carico non elimina tutte le detrazioni nel 730/2026, da considerare…
Il petrolio supera i 110 dollari al barile e riaccende le tensioni sui mercati globali.…
Nel 2026 cambiano i limiti di reddito per gli assegni familiari destinati a lavoratori agricoli…