La piaga del lavoro precario in Italia non allenta la sua morsa, anzi negli ultimi tempi la flessibilità si è trasformata in una precarietà davvero preoccupante.
Nonostante siamo in una fase di timida ripresa, il mercato del lavoro continua ad orientarsi verso un precariato che sta diventando la norma. È L’Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche Inapp che pubblica uno studio che non può far riflettere sullo stato del lavoro in Italia. Sebastiano Fadda presidente dell’ Inapp ha sottolineato come la crescita della precarietà sia in aumento e come il lavoro temporaneo, lungi dall’essere una porta d’accesso a quello più stabile, sia un trend in aumento.
L’istituto sottolinea nella sua analisi come il forte numero di contratti a termine non abbia in alcun modo significato un incremento dell’occupazione. È vero il contrario. In particolare emerge come nel nel trimestre marzo-maggio i precari sono aumentati 188.000 unità. In se stesso non sarebbe negativo, ma a fare da contraltare ci sono i lavoratori stabilmente occupati che sono diminuiti 70 mila unità. Il report si concentra però sostanzialmente su un dato che poi è quello che fotografa più in profondità la situazione e riguarda gli ultimi 10 anni. I contratti a tempo determinato sono aumentati di €800.000, ma non hanno avuto alcun impatto sull’occupazione complessiva. In parole povere, i roboanti numeri dei contratti a tempo determinato significano semplicemente un forte aumento della precarizzazione. Questo perché aumentano i precari e diminuiscono i lavoratori stabili.
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L’ente consiglia di rilanciare il ruolo dei centri per l’impiego, non come pretesa panacea, ma come parte di un disegno più organico volto ad accompagnare all’occupazione.
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