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Motori

Lo studio lo conferma: l’auto elettrica creerà una forte disoccupazione

Il passaggio all’auto elettrica è da tempo segnalato come un tassello importante della lotta al riscaldamento globale. E’ un passaggio non semplice ma quasi tutti i governi del mondo sono determinati ad andare in questa direzione. Purtroppo però l’auto elettrica presenta notevoli problemi dal punto di vista occupazionale.

Da tempo vari esperti hanno lanciato l’allarme: l’auto elettrica ha bisogno di un numero molto più basso di personale umano a vari livelli della sua realizzazione, produzione ed esercizio. Questo può essere un ulteriore notevole colpo al cuore di quella manodopera globale sempre meno richiesta a causa dell’automazione. Tuttavia oggi è un autorevole giornale asiatico, Nikkei Asia ad aver interpellato numerose case automobilistiche per chiedere direttamente a loro se ci sarà un impatto negativo e soprattutto se ci saranno tagli al personale durante la conversione verso l’auto elettrica.

Tagli a tutti i livelli

Purtroppo honda ha già comunicato la chiusura di una fabbrica a Tokyo e che lascerà a casa 900 dipendenti. In generale oltre il 10% di quelli che lavorano nel settore automobilistico resterà a casa. Sono numeri assai preoccupanti ma nel resto del mondo le stime non sono diverse. Ma a cosa sono dovuti questi tagli così brutali? L’auto elettrica in se stessa è molto più semplice di un’auto che usa combustibile fossile. In particolare è il motore elettrico ad essere molto più semplice da costruire di uno tradizionale. Di conseguenza la catena di montaggio si semplifica enormemente ed ha bisogno di molti meno operatori umani. Ma non basta.

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Vari esperti sottolineano come tutta la catena dell’approvvigionamento elettrico di queste auto globalmente richiederà meno operatori rispetto alle classiche pompe di benzina.

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Se a ciò sommiamo la forte perdita di occupati che sarà inevitabilmente legata all’auto a guida autonoma ci rendiamo conto come il settore automobilistico sarà uno dei principali responsabili della forte ondata di disoccupazione che la modernizzazione della società sicuramente richiederà.

Salvatore Dimaggio

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