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Attualità

Bonus TARI 2026, lo sconto non è sempre del 25%: cosa cambia davvero in bolletta

Il bonus TARI promette una riduzione del 25%, ma nella pratica l’importo può risultare più basso. I chiarimenti di ARERA ridefiniscono il calcolo dello sconto, i tempi di erogazione e i casi in cui il beneficio può ridursi o non arrivare affatto.

Le nuove indicazioni diffuse a marzo da ARERA intervengono su uno dei temi più discussi del momento: il reale valore del bonus TARI 2026. Il meccanismo dello sconto sulla tassa rifiuti si inserisce nel sistema dei bonus sociali, ma presenta regole specifiche che incidono direttamente sull’importo finale in bolletta.

Bonus TARI 2026, lo sconto non è sempre del 25%: cosa cambia davvero in bolletta (Ilovetrading.it)

La misura si rivolge alle utenze domestiche con determinati requisiti economici e si applica a una sola utenza per nucleo familiare. Tuttavia, il funzionamento concreto del bonus richiede attenzione, perché diversi fattori possono ridurne l’impatto o condizionare il momento in cui viene riconosciuto.

Come si calcola davvero il bonus TARI e quando arriva

Il chiarimento più rilevante riguarda la base di calcolo. Lo sconto del 25% si applica sulla TARI dovuta per il 2026, ma solo dopo aver sottratto eventuali riduzioni già riconosciute dal Comune. Questo significa che il bonus nazionale non si cumula in modo pieno con le agevolazioni locali, ma si calcola sulla parte residua della tassa.

Un secondo elemento riguarda il TEFA, il tributo provinciale per le funzioni ambientali. Questa componente resta esclusa dal calcolo dello sconto. Di conseguenza, il 25% non si applica sull’intero importo della bolletta, ma solo sulla quota relativa alla TARI o alla tariffa corrispettiva, riducendo ulteriormente il beneficio finale.

Anche il riferimento temporale del 30 giugno assume un significato preciso. La data non coincide con il pagamento della bolletta, ma con la sua emissione. Se il documento di riscossione che include il bonus viene emesso entro questa scadenza, il requisito risulta rispettato anche se il pagamento avviene successivamente. In caso contrario, il gestore deve riconoscere il bonus con una modalità diretta e tracciabile entro la stessa data.

Un ulteriore aspetto riguarda la morosità. Il gestore può utilizzare il bonus per compensare eventuali debiti pregressi del contribuente, limitatamente agli importi maturati fino all’anno precedente. In questi casi, lo sconto non si traduce in una riduzione visibile della bolletta, ma in una diminuzione del debito complessivo.

Il diritto al bonus resta legato ai requisiti ISEE, che non devono superare 9.796 euro, con una soglia elevata a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico. L’utenza deve risultare domestica e intestata a un componente del nucleo familiare, con riconoscimento limitato a una sola utenza per anno.

In concreto, un contribuente che beneficia già di uno sconto comunale sulla TARI vedrà applicare il 25% solo sulla parte residua della tassa, e non sull’intero importo. Se a questo si aggiunge l’esclusione del TEFA, il risultato finale può apparire inferiore alle aspettative iniziali.

Angelina Tortora

Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il lettore nel disbrigo delle pratiche, dalle più semplici alle più complesse. Direttrice della testata giornalistica InformazioneOggi.it, impegnata in vari progetti editoriali e sociali. Profilo Linkedin

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