Quando nei decenni passati si diceva che il mondo sarebbe diventato sempre più dipendente dai microchip non si esagerava neppure minimamente.
Ogni comparto industriale dipende fortemente dalla disponibilità di microchip e quando la catena di approvvigionamento si interrompe o ha delle difficoltà è un problema notevole. Se ne sono accorti gli azionisti di Volkswagen che hanno visto il loro titolo fare un tonfo del 10% a seguito della notizia della penuria di circuiti. Queste notizie non stupiscono gli esperti del settore che sanno bene come al giorno d’oggi la circuitistica sia una componente assolutamente determinante nel processo costruttivo di un’auto.
Quello della grande casa tedesca non è un caso isolato. La penuria della componentistica elettronica spingerà la Toyota a ridurre la produzione di un abissale 40%. Ma cosa significa tutto questo per l’industria? L’industria dell’automobile è scossa da violente trasformazioni che rendono difficoltoso fare previsioni. Sicuramente sappiamo che la mano d’opera subirà dei tagli. L’auto elettrica è più semplice strutturalmente dell’auto a combustibile fossile e questo significa che avrà bisogno di meno operai e tecnici. Da un lato le normative renderanno sempre più difficoltoso produrre auto tradizionali e dall’altra le elettriche per ora sono care.
Tornando allo stretto presente le vicissitudini di Volkswagen sono sotto la lente degli analisti. Inutile negare che c’è nervosismo perchè una catena produttiva azzoppata e compromessa è un bel problema.
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Ma non sono pochi quelli che vedono nell’attuale tensione sul titolo tedesco, un’occasione ghiotta di ottenere plusvalenze. Chi ragiona così sostiene che la crisi dei microchip si risolverà il prossimo anno.
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Per citare il grande Bardo: “c’era una volta un paradosso, ma ora il tempo lo ha risolto”. Insomma la questione andrà via ad un certo punto spontaneamente dunque quello attuale rappresenta un punto d’ingresso assai allettante. Come al solito, staremo a vedere.
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