Alle volte sentiamo tanto parlare di un crimine sulla stampa e ci sembra un qualcosa di inquietante.
Tuttavia spesso semplicemente i giornalisti si focalizzano su un qualcosa che colpisce di più l’opinione pubblica. Ma come si suol dire una rondine non fa primavera. Ultimamente si sta parlando davvero tanto dei crimini legati alle criptovalute e agli NFT. Ma qualcuno potrebbe immaginare che siano semplicemente titoli ad effetto che non riflettono una realtà di fondo. In realtà le cose purtroppo non stanno affatto così. Lo dimostra Cryptocurrency Crime and Anti-Money Laundering Report diffuso da CipherTrace. Un report piuttosto inquietante che sottolinea come i crimini ai danni del mondo delle criptovalute e dei token non fungibili rappresentino i due terzi di tutti i crimini informatici.
Il motivo? E’ molto semplice: i crimini ai danni di piattaforme DeFi o di NFT rendono in linea di principio molto di più dei classici ransomware, tipo quello che ha colpito la regione Lazio o truffe di altro genere. Il paradosso sta tutto nel fatto che la finanza DeFi e gli NFT nascono proprio attorno a protocolli di sicurezza davvero fantastici ed avanzatissimi. Senza la blockchain questi criptovalute e token non potrebbero neppure esistere. Ma è anche vera un’altra cosa cioè che le piattaforme create attorno a queste realtà sono troppo giovani, troppo complesse e troppo variegate perché chi è più astuto e privo di scrupoli non sfrutti qualche falla.
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E’ evidente che se i token e le criptovalute vorranno il porsi come una realtà di investimento per tutti, queste falle dovranno essere velocemente risolte.
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Infatti ormai non mancano grosse piattaforme di criptovalute che pagano gli hacker perché scoprano e comunichino i bug nei loro sistemi.
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