Difficile non restare perplessi dalle banche centrali che continuano a dire che l’inflazione è bassa e non è preoccupante. L’alluminio è un buon esempio.
In 12 mesi è raddoppiato di valore e il colpo di stato in Guinea peggiora le cose. Il golpe militare in Guinea ha reso ancora più difficili le contrattazioni dell’alluminio. Il paese africano difatti è un grosso esportatore di bauxite dalla quale deriva l’alluminio. Il maggior produttore di alluminio al mondo è la Cina ma al secondo posto c’è la Guinea e di conseguenza la penuria di alluminio sta spaventando i mercati. Il prezzo dell’alluminio è da tempo in crescita per varie ragioni. La cina ne estrae di meno. Gli stimoli dell’economia globale fanno sì che il suo consumo sia, maggiore eccetera. Le tensioni nello stato africano completano il quadro.
La penuria di alluminio ed il suo costo notevolmente più elevato, infatti parliamo di un raddoppio in appena un anno, che lo ha fatto giungere ai massimi dal 2011, non potranno che rendere la vita ancora più difficile a vari comparti. Prima di tutto quello delle automobili già provato dalla penuria dei chip adesso dovrà fare i conti anche con un alluminio che costa il doppio. Al momento non si segnalano problemi di approvvigionamento, ma gli esperti non li escluderebbero.
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La situazione dell’alluminio si inserisce in un quadro più ampio di rincari severi di varie materie prime che rendono poco credibili le parole di Federal reserve e BCE quando parlano di inflazione bassa e transitoria.
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Infatti anche il settore immobiliare segnala rincari su tante materie prime necessarie, in alcuni casi davvero forti. Le materie prime stanno lanciando un segnale d’allarme che è pericoloso continuare ad ignorare.
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