È successa l’ipotesi peggiore ma i ben informati se lo aspettavano. Il debito offshore scaduto il 23 settembre, pari a 84 milioni di dollari non è stato onorato.
Dunque in definitiva è successo proprio quello che molti temevano. Ma questo significa automaticamente default? No perché il default viene dopo che sono passati 30 giorni dal debito non onorato. Ma in Cina si sa che bisogna prepararsi al peggio. Evergrande quasi certamente andrà in default perché soldi per pagare i 300 miliardi di dollari di debito non ce ne sono. La Banca Centrale cerca di stabilizzare il sistema ma non presterà soldi al colosso per pagare i debitori. Per cui il default è praticamente assicurato.
I vari debitori stranieri del gigante sono in comprensibile apprensione Anche perché gli effetti sistemici di un default di queste proporzioni sono immensi. Sicuramente sono fortissimi sulla Cina ma poi saranno anche sul resto del mondo. Tutti gli analisti parlano di una nuova Lehman Brothers ed è addirittura dovuta intervenire Christine Lagarde per cercare di tranquillizzare i creditori europei. A questo punto gli analisti cercano di capire in ogni modo se Evergrande sia una too big to fail e lo vedremo certamente nei prossimi giorni. Nel frattempo la Cina sotto pressione per questo clamoroso crollo si trova stretta nell’angolo degli Stati Uniti che cercano di isolarla tanto sul piano strategico-militare che su quello dei microchip.
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La crescita senza fine del dragone sta incontrando il suo più grosso. People’s Bank of China ha iniettato quantità impressionanti di denaro nel sistema: lo scopo è impedire l’effetto domino.
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L’immobiliare cinese è un settore dalle proporzioni economiche quasi inimmaginabili: vale oltre 50mila miliardi di dollari: molto più di quelli USA o Europa. In pratica la banca centrale cinese sta lavorando alacremente per scongiurare un credit crunch.
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