Quando c’era Trump al potere un po’ tutti noi abbiamo esagerato nel legare alla sua bizzarria ed eccentricità le prese di posizione anticinesi.
Ci accorgiamo oggi che la tensione tra Usa e Cina è un qualcosa più di più profondo che prescinde completamente da l’inquilino della Casa Bianca. Se infatti le lotte commerciali di Trump e la Cina e il ban contro Huawei sembravano chissà cosa, alla luce di quello che sta accadendo oggi sembrano una sciocca scaramuccia. Riassumiamo i fatti: la Cina dopo decenni di crescita serena e ininterrotta si trova ad affrontare il gravissimo caso Evergrande. Un gigantesco colosso dell’immobiliare con ramificazioni letteralmente ovunque che sta affondando sotto il peso di 305 miliardi di euro di debito. L’effetto sistemico sulla Cina potrebbe essere tremendo. Negli Stati Uniti, al netto di parole teoricamente distensive, ne approfittano per sferrare il colpo di grazia.
Lo fanno con due mosse plateali e sconvolgenti che hanno operato un certo cambiamento nella geopolitica mondiale. La prima mossa è la clamorosa fornitura di sommergibili nucleari all’Australia in funzione chiaramente strategica anti cinese cosa che ha mandato su tutte le furie sia Pechino che anche Parigi esclusa completamente dall’affare. E oggi arriva un nuovo attacco con gli Stati Uniti che capeggiano un’intesa assai bellicosa composta anche dalla solita Australia ma anche dall’India e dal Giappone, volta a coalizzarli contro la Cina nella guerra dei chip. Sappiamo bene che i chip sono diventati introvabili: la penuria è fortissima tanto da penalizzare interi comparti, su tutti l’automotive. Ma non solo. Ecco che allora gli Stati Uniti vogliono creare un’alleanza per estromettere dal mercato dei chip proprio la Cina.
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Questo ovviamente sarebbe gravissimo per il colosso cinese che proprio dalla tecnologia a basso costo trae la maggior parte del suo sviluppo.
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Dunque se in questi giorni le borse sembrano respirare, in realtà lo scenario economico si fa assai cupo.
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