La crisi dei microchip non è un mistero per nessuno e sta mettendo in ginocchio parecchi comparti industriali.
Il più colpito è certamente quello della Automotive ma in realtà sono tanti settori che stanno litigando tra loro per accaparrarsi i preziosi microchip. Se la crisi della supply chain sta rendendo complesso approvvigionarsi di materie prime un po’ in tutto il mondo e l’inflazione le sta rendendo più care, tutto ciò trova un’applicazione di vertice proprio nel microchip. Fino a qualche anno fa i microchip erano utilizzati quasi soltanto nell’industria dell’informatica. Ma progressivamente il loro utilizzo è andato crescendo sempre di più tanto che ormai si può dire che non esista neppure un settore che possa farne a meno. Certo è anche vero che quello dell’automotive è uno di quelli che richiedono di più ma i microchip sono davvero ricercatissimi da tutti i comparti ormai. L’attuale penuria di microchip ha spinto in tanti a voler investire in questo settore che è ormai chiaramente sbilanciato tra domanda ed offerta. Ma investire i microchip significa sostanzialmente investire in terre rare.
Forse qualche volta avrete sentito parlare di terre rare ma di solito non è chiaro che cosa voglia dire questa espressione. Per terre rare si intende tutta una serie di elementi della tavola periodica molto poco conosciuti al grande pubblico e dai nomi improbabili. Questi elementi sono tuttavia vitali per produrre microchip. Anche se comunemente si dice che i microchip sono fatti di silicio in realtà per produrli servono appunto tutto questo catalogo di terre rare. Questo significa che per le terre rare si combatte un’aspra battaglia geopolitica, soprattutto tra usa e cina ma questo significa anche che le terre rare sono una grande opportunità di investimento.
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Investire in terre rare e qualcosa di complicato perché le terre rare di norma vengono trattate da una lunga serie di aziende di medio-piccole dimensioni cinesi o di altre part del mondo. Dunque si tratta di un investimento complesso è da specialisti.
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Tuttavia sicuramente sull’onda della crisi dei microchip è stato quotato sulla Borsa Italiana un etf che consente di investire sulle terre rare con un operatività assolutamente semplice. Eccolo: VanEck Vectors Rare Earths and Strategic Metals UCITS con codice Isin IE0002PG6CA6.
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