Quello che non poté l’Opec lo fece Vladimir Putin.
Questa settimana è iniziata con la brutta delusione sul fronte dell’Opec che non ha ampliato la produzione di greggio. Questo ha fatto salire vertiginosamente le quotazioni del Brent. Ma poi le parole di Putin a metà settimana hanno avuto il potere di sgonfiare tutto. Ricordiamo che il gas ha raggiunto praticamente i €160 per megawattora. Ma cosa ha detto Putin per riuscire a far sgonfiare i costi energetici che ormai sembravano fuori controllo? Putin ha definito la crisi energetica come causata da azioni affrettate che hanno portato ad alcuni squilibri nei mercati europei. Poi ha ribadito che la Russia è un fornitore di gas affidabile per l’Europa e qui è arrivato l’affondo, ma in positivo. Il leader russo ha detto che Gazprom non ha mai rifiutato di aumentare le forniture all’Europa.
Insomma Putin è apparso assolutamente disponibile ad aumentare le forniture di gas all’Europa per raffreddare la crisi energetica. È stata proprio Gazprom nelle scorse settimane ad aver ridotto le forniture come strumento di pressione sull’Europa riguardo l’annosa questione del gasdotto Nord Stream 2. La Germania ha fatto sapere che per l’Europa c’è un problema di stoccaggio del gas ed ha voluto stemperare i toni sulla questione del gasdotto. In realtà non sfugge a nessuno che qui il problema più che il gas è la politica. Il gasdotto Nord Stream 2 collega Mosca e Berlino anche politicamente perché rende l’Europa più vicina alla Russia e ciò ovviamente non è gradito agli Stati Uniti.
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Lo scarso gradimento a questo progetto nasce anche dal fatto che le condotte passano per l’Ucraina che è un paese filoamericano.
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Questo è bastato a fermare il rally del gas che aveva guadagnato ben il 60% in sole due sedute.
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