Negli ultimi mesi c’è stato un incremento di interesse nei confronti dei bond globali.
Dunque i bond sui mercati globali, ma anche i bond sui mercati emergenti si sono dimostrati di particolare interesse per gli investitori. I problemi cinesi non spaventano gli investitori che vogliono diversificare e d’altro canto la Cina non è certamente l’unico dei paesi emergenti. Investire sui paesi emergenti significa diversificare molto e di inglobare nel portafogli economie che stanno facendo bene e stanno resistendo in modo eccellente alle tensioni internazionali. Ma c’è anche un altro motivo alla base dell’interesse per il mondo obbligazionario dei paesi emergenti e vale a dire l’inflazione. Molti paesi emergenti sono grandi esportatori proprio di quelle materie prime che oggi sono in aumento vertiginoso. Questo aspetto sicuramente spinge l’interesse di quegli investitori desiderosi di diversificare in modo intelligente.
E forse la parola d’ordine di questo tipo di investimento è proprio diversificazione. Infatti i paesi emergenti possono costituire un ottimo contrappeso per tutti coloro i quali hanno concentrato troppo i loro portafogli su Europa e Stati Uniti ed hanno voglia di essere meno legati alle dinamiche di questi paesi. Inoltre c’è anche da dire che il previsto incremento dei tassi può essere un notevole boost per il comparto. Ma ci sono anche due ragioni di fondo. Innanzitutto il debito dei paesi emergenti si sta dimostrando più resistente sia ai tassi più alti che al dollaro forte. Inoltre per i paesi emergenti la ripresa post covid ha molti più margini di crescita e questo è un plus da non sottovalutare.
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Rendimenti interessanti uniti ad una solidità che oggi appare più concreta rispetto al passato rendono questi prodotti particolarmente appetibili. Ma agli investitori in fase di riposizionamento del portafogli interessano molto anche le commodity e lo stanno dimostrando.
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Questo settore avrà qualcosa da dire durante la fase del tapering.
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